La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 16 aprile 2012

Ricordi l'orizzonte della sera?

Già si è aperto
il fiore dell'aurora

(Ricordi
l'orizzonte della sera?)

Il nardo della luna
versa il suo freddo odore.

(Ricordi
lo sguardo d'agosto?)

Federico Garcia Lorca


Venisti per accendermi

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poichè tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venesti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente quella speranza, ma per non morire.

John Donne




comprende agevolmente il linguaggio dei fiori e delle cose mute

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l'etere,
al di là dei confini delle sfere stellate,

spirito mio tu ti muovi con destrezza e,
come un bravo nuotatore che si crogiola sulle onde,
spartisci gaiamente,
con maschio, indicibile piacere, le profonde immensità.

Fuggi lontano da questi miasmi pestiferi,
va' a purificarti nell'aria superiore,
bevi come un liquido puro e
divino il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi.

Felice chi, lasciatisi alle spalle gli affanni e
i dolori che pesano con il loro carico sulla nebbiosa esistenza,
può con ala vigorosa slanciarsi
verso i campi luminosi e sereni;

colui i cui pensieri, come allodole,
saettano liberamente verso il cielo del mattino;
colui che vola sulla vita e
comprende agevolmente il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

Charles Baudelaire


il mio amore é un folle girasole che dimentica pezzi di sole nel silenzio

Il mio amore scopre oggetti
setose farfalle
si celano tra le sue dita
le sue parole
mi cospargono di stelle
sotto le dita del mio amore la notte
brilla come un lampo
il mio amore inventa mondi in cui abitano
serpenti costellati di brillanti
mondi in cui la musica é il mondo
mondi in cui le case con gli occhi aperti
contemplano l'alba
il mio amore é un folle girasole che dimentica
pezzi di sole nel silenzio

Isabel Fraire


amare come guardarla e guardarsi, come incontrarla e incontrarsi

Per Quijiote non ci sono le donne: c'è la donna, che è una e sola, ed è lui stesso all'incontrario, mascherato di latenza e delirio per sopportarsi e raffigurarsi. Ma dirla così è riduttivo e meschino. La sua donna è tutto quel che avrebbe voluto fare o essere e non ha mai fatto e non è mai stato: la sua donna è il limite, il confronto, lo specchio; di più, è andare oltre il limite, dentro lo specchio e dimenticare la stanza dall'altra parte, la casa dall'altra parte: amare come guardarla e guardarsi, come incontrarla e incontrarsi al punto che tutte le ingiustizie vere o presunte si fanno sibilo e poi bisbiglio e poi nulla, al punto che tutti gli incroci di parole e di sguardi si fan tenerezza e insostenibile ma irrinunciabile quiete di vivere. Ma chi aveva amato? Dove aveva amato così?

Roberto Vecchioni - Cervantes in Viaggi del tempo immobile


e io, i segreti, li custodisco finché diventa troppo tardi per raccontarli

Oh, se tu potessi ritornare,
ti mostrerei le sette lune che si vedono
dalla finestra della mia stanza.
E i sette soli, se ci volessi
passare una notte ancora.
Niente di ciò ti rivelai prima,
ché erano segreti miei –
e io, i segreti, li custodisco
finché diventa troppo tardi per raccontarli.
Oh, se tu potessi ritornare, ti porterei a vedere il giardino,
dietro casa, dove c'è un nespolo che è solo mio
e alla cui ombra potremmo leggere d'estate, se l'estate venisse
e tu volessi passarla solo con me. E anche il lucernario,
sul tetto, senza un vetro da dove, a
volte, cadono le stelle; e tanto piccole che si perdono negli occhi
di chi si pone così, a guardarle, senza sapere da dove vengono –
dicono che sono gli angeli che le lanciano adagio per riscaldare
le notti. Forse ti mostrerei anche gli angeli se tu ritornassi.

Maria do Rosário Pedreira


ma non le basta, non può bastarle

Primula sa che io l'amo e mi ama, ma dentro di sé ha un nugolo di sentimenti che vorrebbe tirar fuori e non può: si aiuta a gesti, a parole smozzicate. Non che m'importi per me, ma soffro per lei. Lo vedo, sarebbe felice di farmi un discorso, raccontarmi di più, trovare tenerezza, ma tutto quel che ha dentro resta lì, perché le mancano le parole. Io le dico: "Non preoccuparti, capisco lo stesso, so cosa vorresti dirmi", ma non le basta, non può bastarle.

Roberto Vecchioni - Il libraio di Selinunte


Poi apre la sua mano e ci offre un fiore o un ciottolo, qualcosa di segreto

La poesia attraversa la terra in solitudine,
appoggia la sua voce sul dolore del mondo
e niente chiede
- nemmeno parole.
Arriva da lontano e senza orario, non avverte mai;
ha la chiave della porta.
Entrando si sofferma sempre ad osservarci.
Poi apre la sua mano e ci offre
un fiore o un ciottolo, qualcosa di segreto,
ma tanto intenso che il cuore palpita
troppo veloce. E ci svegliamo.

Eugenio Montejo


Avrebbe preferito fare l’amore

Avrebbe preferito fare l’amore, divertirsi, espandersi in circuiti emotivi e alleanze politiche e invece si trovava a lavorare, nella contrazione e nella compressione, al mistero della propria solitudine ignaro che, così facendo, si avvicinava alla vena più solida di quella realtà separata che definiamo arte.

Pier Vittorio Tondelli - Camere separate


carità della luce, conforto del cuore

Poteste l’anima mia salvare, o stelle,
se solo in tanto mirarvi io sapessi
riconoscere, se riluce, qual è mia.
Ma non m’aspetto che il vostro fulgore mi sia guida
che rischiari i sentieri
che illumini i passi,
che nella notte lucciola conceda
un respiro d’aurora al cuore ombroso,
un sospiro che ne ravvivi i resti di tristezze antiche
e soffiando il suo alito lieve tra le braci levi
fiamme dolcissime, aroma muschiato tra le ceneri.
Poteste l’anima mia salvare, o stelle,
e redimermi al puro mio mirarvi
e in tutta purezza contemplarvi,
fraternità di albori,
come sempre voi foste
carità della luce, conforto del cuore.

Juan Carlos Friebe


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