La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 19 aprile 2012

Senza più un suono su cui poggiare una parola

Bevo nell’osso della sedia senza tavolo
una tisana perfetta.
Tra poco anche questa sedia
verrà battuta.
Forse bisognava restare così
senza avere più nulla su cui poggiare i gomiti
per reimparare una postura

Ho sempre avuto paura di uno strappo.
Mi trovo a meno di trent’anni
due figli e un matrimonio rotto.
Ed è la quarta casa che cambio in quattro anni.

Ma è silenzioso tenere tutti i pezzi in un intero.
Non emettere dolore.

Piove.

Senza più un suono su cui poggiare
una parola.

Tiziana Cera Rosco


sono sempre io che faccio strada


Quando cammino piano
e resto indietro
non mi domandi mai
se sono stanca,
se è la borsa che pesa,
o se sono le scarpe che
mi fanno male.
Tu intanto vai
e cammini avanti,
su quelle gambe che sembrano
un compasso,
e fai il furbo solo perché sei
più alto,
più bello,
e sei nato pure
maschio.
Ma lascia perdere,
cammina avanti,
fregatene,
che tanto se ti domando
“dove stiamo andando”
tu non lo sai mai,
e o davanti
o di dietro
sono sempre io
che faccio strada.

Dina Basso



La sofferenza dona alle donne un tocco di eleganza

La sofferenza dona alle donne un tocco di eleganza,
tra il martirio e la santità-
Lo dici mentre mi contempli gli occhi
e l’ovale del volto.
Diventi bambino, uomo nell’attimo di
una luna.
È bello ridisegnarti, amore, quanto
diventare donna a livello delle braccia,
delle mani, delle gambe.

La sigaretta fumata asciuga le lacrime,
non questo istante.

Lontano da noi, la notte, tra le zampe
di due gatti, assume forma di orme.
Affido a loro l’amore.

Teodora Mastrototaro


Ma senza profumo. Senza sapore. Senza gusto alcuno

Se ti ho lasciato
per errore
un pezzo di cuore...
cucinalo per cena
e saziati con lui. Di lui.
Affinché io possa durante
la notte ingrassare i sogni tuoi.
Ma senza profumo. Senza sapore.
Senza gusto alcuno.

Teodora Mastrototaro


se non fosse ciò, le pietre e l’erbe spirerebbeno ardore, e girian di tal fiamma alte e superbe

Sapete voi perché ognun non accende,
e non empie d’amore,
l’infinita beltà del mio signore?
Però ch’ognun, com’io, non la comprende,
a cui per sorte è dato
vedervi quel, ch’a tant’altri è vietato;
ché, se non fosse ciò, le pietre e l’erbe
spirerebbeno ardore,
e girian di tal fiamma alte e superbe.

Gaspara Stampa


Vorrei baciare il mare in ogni onda

Vorrei baciare il mare in ogni onda
cavarne il sale con la lingua
fingere nel fondo un regno
di angelico nitore
battezzare i miei capelli
con getti d’acqua
finché un nuovo dio
mi dialoghi all’orecchio
le sue trame
esile ne esco, scarmigliata
nuda
con odore d’alga
senza più mal(i)e
gioiello mai toccato
da mani d’uomo

Margherita Gadenz

c’è sempre qualcuno che rinuncia a qualcosa di certo, alla tranquillità di una casa per inventarsi un equilibrio nuovo

La fiducia dei trapezisti è un fatto
straordinario, si danno la mano a molti
metri dal suolo, dopo le loro evoluzioni
s’incontrano nel vuoto senza reti
uno dei due, di solito, ha un appoggio
più solido che stringe con le gambe
e le blocca alzate a testa in giù
attende si completi il volo
della sua amazzone compagna verso lui
che, in quell’attimo, non sa se la prenderà
altre volte, invece, è il contrario
c’è sempre qualcuno che rinuncia a qualcosa
di certo, alla tranquillità di una casa
per inventarsi un equilibrio nuovo
io guardo e non guardo, poi l’applauso
sorrido; loro non cadono.
Matteo Zattoni


Quando manchi mi svanisco quando torni io ritrovo il modo di pensarmi tutta intera, di sapermi ancora vera

Con le mani mi rinasci il corpo
restituisci al mondo la mia forma
mi reintegri ai confini conosciuti
e allontani quelli subdoli e sfaldati

Quando manchi mi svanisco
quando torni io ritrovo il modo
di pensarmi tutta intera, di sapermi
ancora vera… Di trovare luogo.

Sei la parola che si è fatta storia,
deposito della mia memoria,
sei la presenza che si riconferma,
il mio futuro e la mia traiettoria…

Giovanna Rosadini


in quel momento possiamo leggere forse reciprocamente la nostalgia nei nostri sguardi

Tutta la nostra vita è una lotta per affermare quel qualcosa che ci sfugge, e per poter lottare dobbiamo imparare a sentire sulle nostre spalle il peso dell’assenza dell’altro. Io credo che nessuna terapia, nessuna esperienza consenta di eliminare questo senso di vuoto che l’amore, illudendoci, ci promette di riempire. Quando crediamo che il vuoto sia stato abolito, è probabile che stiamo ingannando noi stessi. Infatti, per quanto l’altro possa corrispondere al nostro desiderio inconscio, il bisogno di totalità è talmente smisurato che nessuna esperienza lo potrà realmente colmare. Il destino strutturale della nostra vita è imparare a sopportare la privazione e anche la delusione della persona che ci è accanto: quale che essa sia, qualunque cosa possa rappresentare o aver rappresentato per me, esprime comunque un’assenza. Possiamo dire che ogni dimensione amorosa mette in scena un mito; ogni volta che ci troviamo in questo vissuto noi “insceniamo” qualcosa: la totalità perduta che rimanda ai momenti precoci della nostra esistenza oppure il cosiddetto desiderio della completezza e - fatto ancor più doloroso – l’essere sempre pronti a rinnovare questo senso di vuoto. Infatti, per quanto io possa amare un altro e per quanto questo possa a sua volta ricambiare i miei sentimenti, in ogni rapporto continua a esistere la possibilità di perdere la persona amata. È questo timore che si rinnova con più forza ogni volta che si crea una nuova relazione, anche se il sentimento che si è riusciti a creare offre continuamente un modo di controllare la perdita. Ma la perdita ci riconduce al desiderio.

Il desiderio è acceso dalla mancanza di qualcosa che mi appare vitale e verso la quale sono spinto a muovermi. Nella dimensione amorosa l’assenza insedia l’altro prepotentemente nel mio mondo interiore. Quando l’altro non c’è, riesce a riempire tutta la nostra esistenza. Nell’assenza egli diventa quello che Leopardi chiamava il “pensiero dominante”.
Siamo ossessionati dalla sua immagine ed è sempre un’immagine parziale quella che torna alla mente: quell’immagine particolarissima che ci ha catturato e che ora riempie il vuoto lasciato dalla sua scomparsa. […]
D’altra parte, in questa particolare e pur singolare situazione psicologica è come se il nostro immaginario, il potere cioè che abbiamo di creare immagini e non essere soltanto passivi di fronte a esse, ci permette di essere, per così dire, creativi, perché allora è il nostro bisogno a dar vita a delle immagini che, se pur distanti dalla realtà, esprimono la nostra stessa possibilità di creare qualcosa, di dargli vita e di riconoscere in esso tutto un mondo fantastico.
Se il desiderio è per definizione insoddisfatto, quando amiamo noi torniamo a sperimentare in modo abbastanza vivo il senso di solitudine. In noi c’è una spinta per la totalità, un andare verso la perfezione, al punto che in certe persone, per esempio i mistici, l’amore ideale si rivolge a Dio e non alle cose terrene. A queste conclusioni giungiamo con tristezza, perché è chiaro che su queste cose noi tendiamo a illuderci, ed è anche giusto che sia così; ma, di fatto, la dimensione amorosa è sempre un’esperienza di assenza, e l’assenza ha a che fare con la nostalgia.
Io penso che la nostalgia e il vissuto dell’assenza coincidano col significato della nostra vita. È come se noi, durante il percorso dell’esistenza, sperimentassimo continuamente un’insoddisfazione profonda, nonostante tutto quello che riusciamo ad afferrare. C’è un senso di illimitato che ci muove, ma quello che riusciamo ad afferrare è limitato e allora, anche se guardiamo fisso negli occhi l’essere che amiamo, in quel momento possiamo leggere forse reciprocamente la nostalgia nei nostri sguardi. 

Aldo Carotenuto - Eros e pathos - Margini dell’amore e della sofferenza


il tutto e il nulla si toccano agli estremi di qualcosa che è impossibile dimenticare o trattenere

Alla fine dei giochi non cambierei niente, nemmeno gli arrivi derisi o le false partenze.
Perché sei la prima donna ad essere arrivata sul mio pianeta senza farmi le carte per scoprire il mio segno, nel tempo intatto delle due costellazioni dei tuoi occhi.
Tu, il mio pianeta privato dove rifugiarsi ad attendere l’alba. 

Ti ho amato dal primo sguardo senza tradirlo mai, neppure da lontano, nemmeno in altri occhi.
Perché il mio sguardo è tuo e tu non sei mai così bella come quando guardi me. 

Perché tu hai dato alla mia vita quell’incanto inatteso, imprevisto, stellare, che ti sposta per sempre il posto al cuore, quel significato profondo che non si può pretendere e che posso definire solo estasi.
Tu mi hai riscritto i sogni e popolato l’anima di meraviglia.
Se non ti avessi mai vista non avrei questi occhi, se non ti avessi incontrata non sarei me. Anche se sei nata dopo di me devi aver aperto gli occhi al cielo qualche istante prima, per farmi strada nel tuo cuore, filo d’erba al vento dei miei pensieri. 

Per questo anche fuggendo via mi sono sempre ritrovato sulla rotta del tuo cuore.
E se fosse a domani o a mai più non importa, il tutto e il nulla si toccano agli estremi di qualcosa che è impossibile dimenticare o trattenere.
E per quanto cercheremo di estirparla, di devitalizzarla per renderla innocua è qualcosa che semplicemente esiste e continuerà ad esistere perché toglie i lucchetti alla ragione.
Qualcosa che più semplicemente è. 

Massimo Bisotti - La luna blu


come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. 

Zygmunt Bauman


Arrivando a ogni nuova città

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti. 

Italo Calvino




Credo alle persone che si sopportano

Non credo ai principi e alle belle addormentate, ai vissero felici e contenti. Credo alle persone che si sopportano.
A quelli che maledicono il giorno in cui si sono incontrati. A quelli che si odiano e si amano nello stesso tempo. Quelli che nonostante tutto continuano ad amarsi, in quel modo che nessuno sa. 

Giulia Carcasi - Io sono di legno


Son stata amore

Non so se sono stata donna, non so se sono stata spirito.
Son stata amore.

Sibilla Aleramo


La profondità del tempo

La profondità del tempo è una mia recente conquista. Nel silenzio della casa, la mattina quando rimango sola, ritrovo la felicità del pensare, del ripercorrere avanti e indietro il passato, dell’ascoltare il fluire del presente. È qualcosa che avevo raramente conosciuto prima.

Marisa Madieri


un incontro non si sceglie ma si prende come un destino

Il primo amore della sua vita. Adesso lo sa. Se l’è detto di notte, mentre guardava la finestra su cui brillava di riflesso il lampione. Se l’è ripetuto: io amo Emanuele e lui ama me. E qualsiasi cosa succeda, continueranno ad amarsi, perché un incontro non si sceglie ma si prende come un destino e quando è avvenuto, è compiuto per sempre… 

Dacia Maraini - Il treno dell’ultima notte


tutti eternamente nel tempo e interminabilmente nello spazio

L’uomo è incapace di immaginare che in qualche punto,
al di la delle stelle più lontane nel cielo notturno
lo spazio possa avere fine,
un limite oltre il quale non c’è che il “nulla”.
È per questo che da quando l’uomo è venuto a giacere,
sedere, stare in piedi, a strisciare e camminare sulla terra,
a navigare, cavalcare e volare sopra di essa (e lontano da essa),
ci siamo aggrappati a illusioni, a un al di la, a un purgatorio,
un cielo e un inferno, a una rinascita o a un nirvana,
che esistono tutti eternamente nel tempo
e interminabilmente nello spazio.
Maurits Cornelis Escher


È necessario non dimenticare nulla

È necessario non dimenticare nulla;
né il rubinetto aperto né il fuoco acceso,
né il sorriso per gli infelici
né la preghiera di ogni istante.
È necessario non dimenticare di vedere la nuova farfalla
né il cielo di sempre.
Ciò che è necessario dimenticare è il nostro volto,
il nostro nome, il suono della nostra voce, il ritmo del nostro polso.
Ciò che è necessario dimenticare è il giorno carico di fatti,
l’idea di ricompensa e di gloria.
Ciò che è necessario è essere come se già non fossimo,
vigilati dai nostri stessi occhi
severi con noi, perché il resto non ci appartiene.

Cecília Meireles


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