La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 24 aprile 2012

Conoscere il respiro, esattamente è l'occupazione degli amanti

Verrebbe da dire: me la sono cavata,
fermo al tavolo della cucina
mentre tutti
dormono e fuori
la pioggia ha battuto la notte
e le dita del mattino animale azzurro
scavano nel buio.
Verrebbe, ma
cos'è ancora questo vino luminoso
e amaro che mi esce tra i denti,
non si dissolvono i fantasmi d'amore seduti,
la luce sale, li sbianca,
sono il viso
di donne, le mani di stracci, carta pesta
nell'acqua degli anni.
Me la sono cavata
nel passaggio da un giorno all'altro
su questo buio braccio di mare -
ma lei è così lontana,
la vita
è così lontana, il mio amore
è inseguimento di chi
è sempre presente.

Forse perché sul molo
di Stone Island, in un mattino splendido
e ghiacciato, nel mezzo della corsa
della mia vita, sentii
tutta l'oscurità del mare,
l'enigma e il suo inesausto parlare
che arriva in questa cucina, in una città
italiana, nel silenzio spogliato -
è il vibrare del frigorifero
a trovare la stessa nota dell'oceano,
o la luce del video
acceso a nessuno
rende a queste stanze un chiarore di fondale.

Verrebbe da dire: me la sono
cavata, ma non è mai detto e non è
nemmeno giusto da dire
se l'infinito un giorno
e molti giorni in una vita
ti è venuto a visitare.

Conoscere il respiro, esattamente
è l'occupazione degli amanti
toccare
l'acqua misteriosa
del volto silenzioso

dire mio
amore come dire niente

la impaziente luce delle dita
quel che trema e non smette
di tremare.

Davide Rondoni

Non c'è un giorno al riparo da notizie di te

Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
Di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo; la tua

Non fa una piega, tu pietrifichi ogni cosa.
Guardo, c'è un mausoleo; eccoti qui che picchietti
Il marmo del tavolino, cerchi le sigarette,
Sprezzante come una donna, ma non così nervoso,
e muori dalla voglia di dire impertinenze.

Anche la luna i suoi sudditi umilia,
Ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
Arrivano per posta amorosamente regolari,
Bianchi e vani, espansivi come il gas.

Non c'è un giorno al riparo da notizie di te,
Magari a spasso in Africa, ma pensando a me.


Sylvia Plath


la luce del tuo sguardo

Chi ricorderà le tue dita?
La loro vita alata? Volavano
con la luce del tuo sguardo.

Ted Hughes


ma è ancora così dolce che fa tremare

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

Attlio Bertolucci


Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Cesare Pavese


Pace forse è davvero la tua

All’ultimo tumulto dei binari
hai la tua pace, dove la città
in un volo di ponti e di viali
si getta alla campagna
e chi passa non sa
di te come tu non sai
degli echi delle cacce che ti sfiorano.

Pace forse è davvero la tua
e gli occhi che noi richiudemmo
per sempre ora riaperti
stupiscono
che ancora per noi
tu muoia un poco ogni anno
in questo giorno.

Vittorio Sereni


ti amo, con il ridere e coi pianti

Come ti amo io? Lascia che conti:
ti amo in alto in largo e nel profondo
a cui l’anima arriva di nascosto,
tesa all’Essere e alla Grazia ideale.
Ti amo dentro il più calmo bisogno
di ogni giorno, dal sole alla candela.
Libera come chi cerca giustizia;
E pura come chi fugge gli onori.
Con la passione dei vecchi dolori
ti amo e con la mia infantile fede.
E con l’amore che credevo perso
coi miei perduti santi, col respiro
ti amo, con il ridere e coi pianti
di tutta la mia vita …e se Dio vuole
ancora meglio, dopo, potrò amarti.

Elizabeth Barret Browning


Il silenzio della prima volta che ci siamo visti attraversa la cucina come un fiume profondo

Ci sono mogli che dicono:
Mio marito, se vuole pescare, che peschi
ma i pesci poi se li pulisca.
Io no. A qualsiasi ora della notte mi alzo,
lo aiuto a squamare, aprire, tagliare e salare.
È così bello, noi due da soli in cucina,
ogni tanto i gomiti si toccano;
lui dice cose come: “Questo è stato difficile”
“Brillava nell’aria con colpi di coda”
e fa il gesto con la mano.
Il silenzio della prima volta che ci siamo visti
attraversa la cucina come un fiume profondo.
Alla fine, i pesci nella teglia,
andiamo a dormire.
Cose argentee guizzano:
siamo sposo e sposa.

Adélia Prado


Tu non piangevi perché avevi tanti, tanti baci da darmi

Senz’addii m’hai lasciato e senza pianti;
devo di ciò accorarmi?
Tu non piangevi perché avevi tanti,
tanti baci da darmi.

Durano sì certe amorose intese
quanto una vita e più.
Io so un amore che ha durato un mese,
e vero amore fu.

Umberto Saba


L’Amore a mano aperta, questo solo, senza diademi, chiaro, inoffensivo

Io non ti do il mio amore come fanno
le altre ragazze, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
“semper fidelis”, dove si nasconde
un’insidia che ottenebra il cervello.
L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
“Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te”.
Edna St. Vincent Millay


sotto la tua mano, caldo focolare io interamente rannicchiata.

La tua mano, traccia d’avvenire
apre una vena
nel cuore del pomeriggio
sulla guancia, la pelle, il silenzio
il gong della pioggia, dell’orologio
sono eternità palpabili
è la vacanza di un’ora
strappata al tempo – tutta nuova
sotto la tua mano, caldo focolare
io interamente rannicchiata.

Sylvie Fabre G.


La vita esce dal quaderno a righe, stamattina

La vita esce dal quaderno
a righe, stamattina, svolge i pensieri,
supera i ponti, getta le sillabe
in un fiume di acque lunari e di ragazze
disperate per un corpo da niente
un cenno delle labbra,
una tenerezza protesa nel vuoto.

Milo De Angelis


sul finire dell’agosto portavi i jeans

E ti chiamavo Nausicaa
perché incedevi
e dopotutto facevo il professore
perfetta nella veste bianca
e come lei perfetta
ti svestivi

e ripetevo patetico Nausicaa
i miei teneri miti
un po’ senili
sul finire dell’agosto
portavi i jeans.
Umberto Piersanti


A fianco procedemmo un tratto zitti.

Era color del mare e dell’estate
la strada fra le case e i muri d’orto
dove la prima volta ti cercai.
All’incredulo sguardo ti staccasti
un po’ incerta dall’altro marciapiede.
Nemmeno mi guardasti. Mi stringesti,
con la forza di chi s’attacca, il polso.
A fianco procedemmo un tratto zitti.

Camillo Sbarbaro


della tua presenza piccola e agghindata capace di mutare ogni dove nel vicolo di casa

Come fai a ronzarmi sempre attorno
ad un passo dal mio fiato e dal mio collo
anche quando terra e terra ci divide,
e perché io do conto alla tua assenza
quando solo o in compagnia
fisso il punto vuoto che il pensiero riempie
della tua presenza piccola e agghindata
capace di mutare ogni dove nel vicolo di casa.

Daniele Mencarelli




un’aguglia che scivola sul pelo dell’acqua e sparisce con la stessa fermezza con cui lei si addormenta

Daniela diffida degli specchi:
si guarda e fa una smorfia
scaramantica, deforma
la sua immagine, sfugge alla cattura.
Per questo le ho chiesto
che creatura si sentisse – mi ha risposto
con il lungo silenzio degli animali
che si celano: un barbagianni
che nidifica, allora ho supposto, o un’aguglia
che scivola sul pelo dell’acqua e sparisce
con la stessa fermezza con cui lei
si addormenta.

Massimo Gezzi


Incoronami. Eternami. Inargentami

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Patrizia Valduga


ricamerei motivi preziosi per ogni taglio

Quando tiriamo con forza i lembi del nostro mondo
in direzioni opposte
si aprono strappi profondi

Se con ago e filo Amor mio
potessimo aggiustarli
ricamerei motivi preziosi
per ogni taglio.

Gaia Danese


e piano avere nel volto un leggero ritorno di cielo

Il temporale rompe il pomeriggio
dalle finestrelle del mio tempo osservo
lo struggimento dell’acqua per la terra.

Vorrei arrivarti
mentre bevi il tuo tempo
prima con il vento
poi colmando la tua semisete
in un movimento audace
di pioggia e piano
avere nel volto
un leggero ritorno di cielo.

Francesca Serragnoli


Qualcuno mi consegna la luce quotidiana

Tutti vogliono dettare
le regole della mia vita
per lignaggio
affetto
buon senso
o perché frustrati
hanno dimenticato da tempo
ciò che significa
vivere.
Mi accusano di essere cieca
-perdente-
perché amo
la semplicità
illusa, ingenua, ottusa
apatica
perché non ho mai cercato
l’uomo perfetto,
quello che mi renderebbe felice
perché ha viaggiato
capisce d’affari
ha eredità e cervello
vuole avere figli
è gentile e affermato
ha contatti
in po’ di astuzia
principi
eleganza
una famiglia numerosa;
è un uomo sorridente
sportivo
e che non fuma.
Nell’apparenza,
uno come me.
Tutti vogliono dettare la mia vita
ignorando
che non mi appartiene.
Non sono io
l’artefice
di questa magia incoerente
qui Qualcuno vuole dire qualcosa
demolire il mito del lignaggio
del presunto affetto
dell’evidente buon senso
Qualcuno mi spinge a rompere gli schemi
a camminare nella verità
con la forza dei martiri
il distacco dei folli
Qualcuno accarezza il cuore trasparente
mette e toglie i pezzi
del grande geroglifico
ha la formula magica
della mia allegria
Qualcuno mi consegna la luce quotidiana.

Zingonia Zingone


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