La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 2 maggio 2012

e recuperi il senso di esserci tutta

Ci sono persone che ti fanno sentire al posto giusto. È come se avessero scavato nell’aria una nicchia perfetta per contenerti, dove nulla ti sfiora e recuperi il senso di esserci tutta.

Gianna Manzini



Ascolta come mi batte forte il tuo cuore

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave,
un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Wislawa Szymborska


fu la confusione del romanzo a suggerirmi che il labirinto fosse il romanzo stesso

Ts’ui Pên avrà detto qualche volta: «Mi ritiro a scrivere un libro». E qualche altra volta: «Mi ritiro a costruire un labirinto». Tutti pensarono a due opere; nessuno pensò che libro e labirinto fossero una cosa sola. [...] fu la confusione del romanzo a suggerirmi che il labirinto fosse il romanzo stesso.

Jorge Luis Borges - Il giardino dei sentieri che si biforcano, in Finzioni


perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella

Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiarsi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari.

Bohumil Hrabal


Tu vai pazza per le parole, vero?

“Tu vai pazza per le parole, vero?” – Guardò Lenore. – “Vero che vai pazza per le parole?”
“Cioè? Che significa?”
“Significa che mi dài l’idea di una che va pazza per le parole. O forse pensi che siano loro a essere pazze.”
“In che senso?”
Lang guardò nel tavolino di vetro, poi si toccò distrattamente il labbro superiore, con un dito.
“Nel senso che le prendi terribilmente sul serio”, – disse. – “Tipo come se fossero un bisturi, o una motosega che rischia di tagliarti con la stessa facilità con cui taglia gli alberi.”

David Foster Wallace



il tempo di un sorriso quasi inatteso che ti confonde i respiri

Non sono riuscito ad averti vicino ma questo non significa non averti dentro. Sai cosa sarò io per te? Sarò sempre quel piccolissimo particolare che ogni tanto scorgerai nell’aria, nelle cose che guardi, nella loro bellezza, quel dettaglio emotivo che ti viene incontro. L’attimo che ti innamora l’anima per l’inquadratura di un tramonto, unico, imprevisto, che torna in mente all’improvviso. Il diversivo, il tempo di un sorriso quasi inatteso che ti confonde i respiri, il deja vu, la sponda di un sogno. Le storie finiscono mentre quel piccolo particolare, quel quasi niente, mi farà restare con te per sempre.

Massimo Bisotti


Le feci tener su le scarpe coi tacchi alti

Le feci tener su le scarpe coi tacchi alti. Sono un freak. Il corpo al naturale non lo reggo, ho bisogno di farmi ingannare. Gli psichiatri hanno un termine specifico per questo, ed io ho un termine specifico per gli psichiatri.

Charles Bukowski


La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire

Presi la bottiglia ed andai in camera mia. Mi spogliai, tenni le mutande ed andai a letto: era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scultura, composizione, direzione d’orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d’azzardo, alcool, ozio, gelato allo yoghurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire; era bello avere una scelta. Io l’avevo fatta da un pezzo la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano i fatti loro.
Charles Bukowski




Amo come l’amore ama

Amo come l’amore ama.
Non conosco altra ragione di amarti che amarti.
Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo,
se ciò che ti voglio dire è che ti amo?

Fernando Pessoa


Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
che creò il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
cerca nel verde mondo quale luogo possa essere il tuo
per raggiungere l’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Meta’ nero metà bianco
Ne’ distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come sono meschini i tuoi rancori
nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità.
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità
Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o del bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Perchè qui l’errore è in ciò che non si è fatto,
nella diffidenza che fece esitare.

Ezra Pound


Prendimi per mano. Cammineremo. Cammineremo soltanto

Prendimi per mano.
Cammineremo.
Cammineremo soltanto.
Sarà piacevole camminare insieme.
Senza pensare di arrivare da qualche parte.
Cammina in pace. Cammina nella gioia.
Il nostro è un cammino di pace.
Poi impariamo
che non c’è un cammino di pace;
camminare è la pace;
non c’è un cammino di gioia;
camminare è la gioia.
Noi camminiamo per noi stessi.
Noi camminiamo per ognuno
sempre mano nella mano.
Cammina e tocca la pace di ogni istante.
Cammina e tocca la gioia di ogni istante.
Ogni passo è una fresca brezza.
Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.
Bacia la terra con i tuoi piedi.
Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.
La terra sarà al sicuro
se c’è sicurezza in noi.

Athich Nhat Hanh


T'avrei lavato i piedi oppure mi sarei fatta altissima come i soffitti scavalcati di cieli

T'avrei lavato i piedi
oppure mi sarei fatta altissima
come i soffitti scavalcati di cieli
come voce in voce si sconquassa
tornando folle ed organando a schiere
come si leva assalto e candore demente
alla colonna che porta la corolla e la maledizione
di Gabriele, che porta un canto ed un profilo
che cade, se scattano vele in mille luoghi
- sentile ruvide come cadono- ; anche solo
un Luglio, un insetto che infesta la sala,
solo un assetto, un raduno di teste
e di cosce (la manovra, si sa, della balera),
e la sorte di sapere che creatura
va a mollare che nuca che capelli
va a impigliare, la sorte di sorreggere,
perchè alla scadenza delle venti
due danze avrei adorato trenta
tre fuochi, perchè esiste una Veste
di Pace se su questi soffitti si segna
il decoro invidiato: poi che mossa un'impronta si smodi
ad otto tentacoli poi che ne escano le torture.

Claudia Ruggeri


due solitudini

l’amore in questo consiste…
due solitudini che si toccano e si proteggono l’una con l’altra.

Rainer Maria Rilke

Guarda. Io sono un uomo, eppure piango

Come un libro aperto
leggo nel fondo dei tuoi occhi.
Perchè la bocca sorride se gli occhi la smentiscono?
Piangi. Non vergognarti di confessare che mi amasti.
Piangi. Nessuno vede.
Guarda. Io sono un uomo, eppure piango.
Gustavo Adolfo Bécquer


leggere i sogni come poesia

Imparare a convivere con i propri sogni fa parte oggi dell’arte di conoscere se stessi.
Chi frequenta i sogni ha una particolare intuizione degli eventi e delle apparizioni più sorprendenti in se stesso e intorno a sé, per analogia appunto con l’imprevedibilità del sogno. Invece di cercare la chiave dei sogni, trova nel sogno una chiave delle cose.
Chi agisce nel sogno? Pare sufficiente per considerarci autori dei nostri sogni il fatto che li ricordiamo. Perciò l’accusa che l’io desto intervenga nel riconoscere e raccontare la vicenda del sogno, non cambia nulla. Non solo non invalida, ma anzi avvalora il diritto a leggere i sogni come poesia. 

Lalla Romano - Le metamorfosi


ti guardo da sotto in su da un rovesciato mare

Te l’avevo detto
non spostarti troppo
su questo lato della mia vita

adesso l’hai fatta ribaltare
e ti guardo da sotto in su
da un rovesciato mare.

Anna Buoninsegni


Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà.

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.

È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wislawa Szymborska


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