La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 23 maggio 2012

Ogni dolore

Ogni dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro. E non basta un’eternità a cancellarlo.

Dino Buzzati


e se sarai sola lo saremo in due

Potrò seguire ogni tuo passo
conoscerò i tuoi risvegli
inventerò le tue notti
rimarrò accanto a te
cancellerò il destino
ricucirò ogni ferita
nei giorni di rabbia
ti le mani perché tu non ti ferisca
incollerò la mia bocca alla tua
per soffocare le tue grida
e nulla sarà come prima
e se sarai sola
lo saremo in due.

Marc Levy


Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio

… finché mi disse «Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio», non l’avevo mai fatto prima e, non appena pronunciai il mio nome come fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrei condiviso dopo… .

André Aciman - Chiamami col tuo nome


Ma a te, senza muovermi, senza vederti, te distante, vanno il mio sangue e i miei baci

Gli occhi mi corsero
dietro una bruna che passava.

Era di madreperla nera,
era d’uva scura,
e mi sferzò il sangue
con la sua coda di fuoco.

Dietro tutte
vado.

Passò una chiara bionda
come una pianta d’oro
dondolando i suoi doni.
E la mia bocca andò come in un’onda
scaricando sul suo seno
lampi di sangue.

Dietro tutte vado.

Ma a te, senza muovermi,
senza vederti, te distante,
vanno il mio sangue e i miei baci,
bruna e bionda mia,
alta e piccola mia,
ampia e sottile mia,
mia brutta, mia bellezza,
fatta di tutto l’oro
e di tutto l’argento,
fatta di tutto il frumento
e di tutta la terra,
fatta di tutta l’acqua
delle onde marine,
fatta per le mie braccia,
fatta per i miei baci,
fatta per l’anima mia.

Pablo Neruda


Graffierò la terra per farti una grotta lì il tuo Capitano t'attenderà con fiori nel letto

Addio, ma con me
sarai, verrai dentro
una goccia di sangue che circolerà nelle mie vene,
o fuori, bacio che mi brucia il volto
o cinturone di fuoco nella mia cintola.
Dolce mia, accogli
il grande amore che uscì dalla mia vita
e che in te non trovava territorio
come l'esploratore sperduto
nell'isola del pane e del miele.
Io ti trovai dopo
la tormenta,
la pioggia lavò l'aria
e nell'acqua
i tuoi dolci piedi brillarono come pesci.
Adorata, vado alle mie battaglie.
Graffierò la terra per farti una grotta
lì il tuo Capitano
t'attenderà con fiori nel letto.
Non pensar più, mia dolcezza,
al tormento
che passò tra di noi
come un fulmine di fosforo
lasciandoci forse la sua bruciatura.
Venne anche la pace, perché torno
a lottare alla mia terra,
e poiché ho il cuore completo
con la parte di sangue che mi desti
per sempre,
e poiché
reco
le mani piene del tuo essere nudo,
guardami,
guardami,
guardami per il mare, che vado raggiante,
guardami per la notte che navigo,
e mare e notte sono gli occhi tuoi.
Non sono uscito da te quando m'allontana.
Ora ti racconterò:
la mia terra sarà tua,
vado a conquistarla,
non solo per darla a te,
ma per tutti,
per tutto il mio popolo.
Un giorno il ladro uscirà dalla sua torre.
E l'invasore sarà espulso.
Tutti i frutti della vita
cresceranno nelle mie mani,
prima abituati alla polvere da sparo.
E saprò accarezzare i nuovi fiori,
perché tu m'insegnasti la tenerezza.
Dolce mia, adorata,
verrai con me a lottare a corpo a corpo
perché nel mio cuore vivono i tuoi baci
come bandiere rosse,
e se cado, non solo
mi coprirà la terra,
ma questo grande amore che mi recasti
e che visse circolando nel mio sangue.
Verrai con me,
in quell'ora ti attendo,
in quell'ora e in tutte le ore,
in tutte le ore ti attendo.
E quando verrà la tristezza che odio
a bussare alla tua porta,
dille che io ti attendo;
e quando la solitudine vorrà che cambi
l'anello in cui sta scritto il mio nome,
di' alla solitudine che parli con me,
che io dovetti andarmene
perché sono un soldato,
e che là dove sono,
sotto la pioggia o sotto
il fuoco,
amor mio, t'attendo,
t'attendo nel deserto più duro
e presso il limone fiorito:
in ogni parte dove sia la vita,
dove la primavera sta nascendo,
amore mio, t'attendo.
Quando ti diranno « Quell'uomo
non t'ama. » , ricorda
che i miei piedi son soli in quella notte, e cerca
i dolci e piccoli piedi che adoro.
Amore, quando ti diranno
che t'ho dimenticata, e anche se
sarò io a- dirlo,
quando io te lo dirò,
non credermi
chi e come potrebbe
reciderti dal mio petto,
e chi raccoglierebbe
il mio sangue
quando verso di te m'andassi dissanguando?
Me neppure posso
dimenticare il mio popolo.
Vado a lottare in ogni strada,
dietro ogni pietra.
Anche il tuo amore m'aiuta:
È un fiore chiuso
che ogni volta mi empie del suo aroma
e che s'apre d'improvviso
dentro di me come una grande stella.
Amore mio, è notte.
L'acqua nera, il mondo
addormentato, mi circondano.
Poi verrà l'aurora,
e nel frattempo io ti scrivo
per dirti: « Ti amo » .
Per dirti: « Ti amo » , cura,
pulisci, innalza,
difendi
il nostro amore, anima mia.
Io te lo lascio come se lasciassi
un pugno di terra con semi.
Dal nostro amore nasceranno vite.
Nel nostro amore berranno acqua.
Forse arriverà un giorno
in cui un uomo
e una donna, uguali
a noi,
toccheranno questo amore, e ancora avrà forza
per bruciare le mani che lo toccheranno.
Chi fummo? Che importa?
Toccheranno questo fuoco,
e il fuoco, dolce mia, dirà il tuo semplice nome
e il mio, il nome
che tu sola sapesti, perché tu sola
sulla terra sai
chi sono, e perché nessuno mi conobbe come una,
come una sola delle tue mani,
perché nessuno
seppe come, né quando,
il mio cuore stette ardendo:
solamente
i tuoi grandi occhi grigi lo seppero,
la tua grande bocca,
la tua pelle, i tuoi seni,
il tuo ventre, le tue viscere
e l'anima tua che io risvegliai
perché restasse
a cantare fino alla fine della vita.
Amore, t'attendo.
Addio, amore, t'attendo.
Amore, amore, t'attendo.
Così questa lettera termina
senza nessuna tristezza:
sono fermi i miei piedi sulla terra,
la mia mano scrive questa lettera lungo la strada,
e in mezzo alla vita sarò
sempre
vicino all'amico, di fronte al nemico,
col tuo nome sulle labbra,
e un bacio che giammai
s'allontanò dalla tua bocca.

Pablo Neruda



Amo l’amore che si suddivide in baci, letto e pane

Dal
fondo di te, e inginocchiato,
un
bimbo triste, come te, ci guarda.
Per
quella vita che arderà nelle sue vene
Dovrebbero
legarsi le nostre vite.
Per
quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero
uccidere le mie mani.
Per
i suoi occhi, aperti sulla terra
Vedrò
un giorno le lacrime nei tuoi.
Io
non voglio, Amata.
Perché
nulla ci leghi,
che
nulla ci unisca.

la parola che profumò la tua bocca
ne’
ciò che le parole non dissero…
Ne’
la festa d’amore che non avemmo
ne’
i tuoi singhiozzi vicino alla finestra
(Amo
l’amore dei marinai
che
baciano e se ne vanno.
Lasciano
una promessa.
Mai
più ritornano.
In
ogni porto una donna attende:
i
marinai baciano e se vanno.
Una
notte si coricano con la morte
nel
letto del mare.)
Amo
l’amore che si suddivide
in
baci, letto e pane.
Amore
che può essere eterno
e
può essere fugace.
Amore
che vuol liberarsi
per
tornare ad amare.
Amore
divinizzato che si avvicina
Amore
divinizzato che se ne va.
Più
non si incanteranno i miei occhi nei tuoi,
più
non si addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma
dovunque andrò porterò il tuo sguardo
e
dove andrai porterai il mio dolore.
Fui
tuo, fosti mia. Cos’altro? Insieme facemmo
un
angolo di strada dove l’amore passò.
Fui
tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che t’amerà,
di
colui che taglierà nel tuo orto ciò che io ho
seminato.
Me
ne vado. Son triste: ma sempre sono triste.
Vengo
dalle tue braccia. Non so dove vado.

Dal tuo cuore mi dice addio un bimbo.
Ed
io gli dico addio.


Pablo Neruda


Il mondo che non vedo

quand’ero bambino
vissi, senza sapere,
solo per avere oggi
quella rimembranza

*** 

Non so se dormendo
sto, se assente sono:
So che sto sentendo
la bocca che sorride
ai sogni che io sono

*** 

Tutto quello che facciamo
ha questo di singolare:
non è ciò che vogliamo.
Si fa perchè noi viviamo,
che è vivere e non pensare.

***

se qualcuno pensasse
nella vita, morirebbe
di pensiero

***

Tra il sonno e il sogno,
tra me e quel che è in me
e colui ch’io mi suppongo,
scorre un fiume senza fine

***

Ricordo: non ci fu nulla.
Sento, e la nostalgia crede

Fernando Pessoa


piccole e intermittenti felicità

L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.

Eugenio Montale


Egli non sa perché vedendo passare una chiatta la nostalgia lo afferra

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l’uomo che ha l’acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Accanto a lui un imbecille
un signore che ne ha
tristemente pesca con la lenza
Egli non sa perché
vedendo passare una chiatta
la nostalgia lo afferra
Anch’egli vorrebbe partire
lontano lontano sull’acqua
e vivere una nuova vita
con un po’ di pancia in meno.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l’uomo che ha l’acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Il bravo pescatore con la lenza
torna a casa senza un sol pesce
Apre una scatoletta di sardine
e poi si mette a piangere
Capisce che dovrà morire
e che non ha mai amato
Sua moglie lo compatisce
con un sorriso ironico
E’ una ignobile megera
una ranocchia d’acquasantiera.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l’uomo che ha l’acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Sa bene che i battelli
son grandi topaie sul mare
e che per i bassi salari
le belle barcaiole
e i loro poveri battellieri
portano a spasso sui fiumi
una carrettata di figli
soffocati dalla miseria
in estate come in inverno
con non importa qual tempo.

Jacques Prévert


Morire nell’alta certezza che questo viver mio non era solo il mio vivere: era il nostro…

Che allegria, vivere e sentirsi vissuto.
Arrendersi alla grande certezza, oscuramente, che un altro essere, fuori
di me, molto lontano mi sta vivendo.
Che esiste un altro essere con cui io guardo il mondo perchè sta
amandomi con i suoi occhi.
Che esiste un’altra voce con cui io dico cose non sospettate dal mio gran
silenzio e che mi ama anche con la sua voce. E quando lei mi parlerà di
un cielo scuro, di un paesaggio bianco, ricorderò stelle che non ho visto,
che lei guardava, e neve che nevicava nel suo cielo. Con la strana
delizia di ricordare di aver toccato ciò che non toccai se non con quelle
mani che non raggiungo con le mie, tanto distanti.
E spogliato di sé potrà il mio corpo riposare, tranquillo, morto ormai.
Morire nell’alta certezza che questo viver mio non era solo il mio
vivere: era il nostro…

Pedro Salinas


tu non mi baci mai e non puoi baciarmi perché sono la tua anima

Il mio amore rovente come una lacrima è la stessa legge della vita.
Pensavo che nei miei nascondigli, nei miei occhi pieni di canto, tu
trovassi questo libro meraviglioso, che io ho scritto per te e che è la
summa teologica dei miei desideri.
Ti vorrei parlare dei desideri delle fanciulle, dei loro prati, delle loro
selvagge giacenze e di come toccano le corde dell’amore con mani così
silenziose che neppure Amore si sveglia. Tu hai sempre dormito e non ti
sei mai accorto che sono venuta da te in forma d’anima e che non ti ho
mai baciato perché un bacio ti avrebbe risvegliato dalla morte
dell’uomo. Ma io che ti amo sono diventata immortale, e non m’importa
se tu mi prendi per una mosca inutile, un insetto che ti logora il sonno.
Sono io che sono logorata da te e sono diventata un tessuto così
rovinato e logoro che se tu mi vedessi non mi baceresti certo. Sono in
fondo l’infula di un morto e non so come faccia a vivere perché tu non
mi baci mai e non puoi baciarmi perché sono la tua anima.

Alda Merini


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