La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 29 maggio 2012

un’altra scacchiera di nere notti e di bianche giornate

I giocatori, nel grave cantone,
guidano i lenti pezzi. La scacchiera
fino al mattino li incatena all’arduo
riquadro dove s’odian due colori.

Raggiano in esso magici rigori
le forme: torre omerica, leggero
cavallo, armata regina, re estremo,
alfiere obliquo, aggressive pedine.

I giocatori si separeranno,
li ridurrà in polvere il tempo, e il rito
antico troverà nuovi fedeli.

Accesa nell’oriente, questa guerra
ha oggi il mondo per anfiteatro.
Come l’altro, è infinito questo giuoco.



II

Lieve re, sbieco alfiere, irriducibile
donna, pedina astuta, torre eretta,
sparsi sul nero e il bianco del cammino
cercano e danno la battaglia armata.

Non sanno che è la mano destinata
del giocatore a condurre la sorte,
non sanno che un rigore adamantino
goberna il loro arbitrio di prigioni.

Ma anche il giocatore è prigioniero
(Omar afferma) di un’altra scacchiera
di nere notti e di bianche giornate.

Dio muove il giocatore, questi il pezzo.
Quale dio dietro Dio la trama ordisce
di tempo e polvere, sogno e agonia?

Jorge Luis Borges


Tiempo y silencio

Una casa en el cielo
un jardín en el mar
una alondra en tu pecho
un volver a empezar

Un deseo de estrellas
un latir de gorrión
una isla en tu cama
una puesta de sol

Tiempo y silencio
gritos y cantos
cielos y besos
voz y quebranto

Nacer en tu risa
crecer en tu llanto
vivir en tu espalda
morir en tus brazos

Tiempo y silencio
gritos y cantos
cielos y besos
voz y quebranto

Una casa en el cielo
un jardín en el mar
una alodra en tu pecho
un volver a empezar

Un deseo de estrellas
un latir de gorrión
una isla en tu cama
una puesta de sol

Tiempo y silencio
gritos y cantos
cielos y besos
voz y quebranto

Gritos y cantos
cielos y besos

Voz y quebranto
voz y quebranto…

*****

Una casa nel cielo,
un giardino nel mare,
un'allodola nel tuo cuore,
un tornare ad incominciare.

Un desiderio di stelle,
un batter d'ali di un passerotto,
un'isola nel tuo letto,
un tramonto.

Tempo e silenzio,
grida e canti,
cieli e baci,
voce e afflizione.

Nascere nel tuo sorriso,
crescere nel tuo pianto,
vivere sulla tua spalla,
morire nelle tue braccia.

Tempo e silenzio,
grida e canti,
cieli e baci,
voce e afflizione.


Egli fa apparire ogni cosa perché è nascosto

Egli fa apparire ogni cosa perché è nascosto, e nasconde ogni cosa perché è palese.

Ibn ‘Atah Allah - Sentenze e colloquio mistico



forse per un irresistibile richiamo non abbiamo altra scelta

Forse le nostre ansie
non hanno lettori
forse la strada è sbagliata fin dall’inizio
e sbagliata sarà anche alla fine
forse le lanterne che ad una ad una accendiamo
il vento una a una le spegnerà
forse bruciamo la vita per illuminare gli altri
e non abbiamo fuoco per riscaldare noi stessi
forse quando tutte le lacrime saranno versate
la terra sarà più fertile
forse noi cantiamo il sole
e dal sole siamo cantati
forse più grande è il peso sulle spalle
più alta torreggia la fede
forse gridiamo contro tutte le sofferenze
ma sulle personali sventure non possiamo che
tacere
forse
per un irresistibile richiamo
non abbiamo altra scelta

Shu Ting


La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti

La resina è un prodotto del dolore
una lacrima che cola dall’albero ferito.
Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l’acqua, non abbandonano l’albero.
Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora.
I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita.
Anche quelli belli diventano punture.
Perché, col tempo, si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati,
perduti per sempre.
Proprio perché indelebili sono rimasti attaccati al tronco.
Come fili di resina emanano profumi, sapori, nostalgie.
Tutto quello che ci è accaduto, o che abbiamo udito raccontare
ha lasciato un segno dentro di noi, un insegnamento,
o, quantomeno, ci ha fatto riflettere.
La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti.

Mauro Corona - Gocce di resina


Il dolore è inevitabile. La sofferenza è un accessorio extra

Definitivo, come tutto ciò che è semplice.
Il nostro dolore non deriva dalle cose vissute, ma dalle cose che sogniamo e che non si realizzano.
Perché soffriamo tanto per amore?
Sarebbe meglio che la gente non soffrisse, e ringraziasse anche solo per aver conosciuto una persona tanto buona, che generò in noi un sentimento intenso che ci ha accompagnato per un tempo ragionevole, un tempo felice.
Perché soffriamo?
Per tutti i baci cancellati, per l’eternità.
Soffriamo, non perché il nostro lavoro è stressante e paga poco, ma per tutte le ore libere che non abbiamo avuto per andare al cinema, per conversare con un amico, per nuotare, per innamorarci.
Perché automaticamente dimentichiamo quello che abbiamo goduto e cominciamo a soffrire per i nostri progetti irrealizzati, per tutte le città che avremmo potuto conoscere a fianco del nostro amore, per tutti i figli che avremmo avuto piacere ad avere vicino, per tutti gli show, i libri e i silenzi che avremmo gradito condividere. Soffriamo, non perché nostra madre è impaziente con noi, ma per tutti i momenti in cui le avremmo potuto confidarele nostre più profonde angosce e fosse interessata a comprenderci. Soffriamo, non perché la nostra squadra ha perso, ma per l’euforia soffocata.
Soffriamo non perché invecchiamo, ma perché il futuro è da noi confiscato, impedendo così che ci accadano mille avventure, tutte quelle con le quali sogniamo e mai tentiamo di sperimentare.
Come alleviare il dolore di ciò che non fu vissuto?
La risposta è semplice come un verso:
Avere meno illusioni e vivere di più!!!
Ogni giorno che vivo, mi convinco sempre più che lo spreco della vita è nell’amore che non diamo, nelle forze che non usiamo, nella prudenza egoista che non rischia mai, e che, schivando la sofferenza, fa perdere anche la felicità. Il dolore è inevitabile.
La sofferenza è un accessorio extra.

Carlos Drummond de Andrade


Perciò, tra noi due tu hai perso più di me

Quando ti ho perduta entrambi abbiamo perduto
io, perché tu eri ciò che amavo di più
tu, perché io ero quello che ti amava di più.
Perciò, tra noi due tu hai perso più di me:
perché io potrò ancora amare un’altra come amavo te
mentre tu non sarai amata da nessuno come ti amavo io.
Ernesto Cardenal


Vivo tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze

Ognuno sceglie la tonalità con cui raccontare la propria storia; a me piacerebbe la chiarezza durevole di una stampa su platino, ma niente nel mio destino possiede tale luminoso requisito. Vivo tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze; la tonalità con cui raccontare la mia vita si accorda meglio a quella di un ritratto in seppia…

Isabel Allende


perchè sono contenta di essere io, con i miei difetti e con le mie poche virtù

Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia. Forse è perchè quella rimasta in me è particolarmente lieta, forse perchè, se pure alcunchè di doloroso o di violento è passato nella mia vita tranquilla, io ho vissuto questa vita intensamente, godendo quasi della mia stessa sofferenza, esultante per la gioia di poter vivere dentro di me, di sentirmi dentro, chiusa come in uno scrigno, un’anima, un’anima palpitante, ridente, nostalgica, appassionata; è forse per questa piena di sentimenti, per cui in una giornata soffro e godo ciò che apparentemente si può soffrire in tutta un’esistenza che rimpiango il passato; perchè sono contenta di essere io, con i miei difetti e con le mie poche virtù, perchè non so se in avvenire potrò essere ancora così. 

Antonia Pozzi - da i Diari


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