La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 13 giugno 2012

pioggia di mani di foglie di dita di vento sul tuo corpo sul mio corpo sul tuo corpo

Lingua vinaccia di sole flagellato
lingua che lambisce il tuo paese d'insonni dune
chioma
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
intrecciati
sui tuoi seni
scrittura che ti scrive
con gli sproni delle lettere
ti nega
con i tizzoni dei segni
vestito che ti sveste
scrittura che ti veste di enigmi
scrittura in cui mi seppellisco
Chioma
grande notte improvvisa sul tuo corpo
giara di vino caldo
versato
sulle tavole della legge
nodo d'urli e nube di silenzi
grappolo di serpi
grappolo d'uva
pestata
dalle gelide piante della luna
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Chioma
fogliame dell'albero d'ossa
l'albero di aeree radici che suggon notte dal sole
Albero carnale
Albero mortale

Octavio Paz


casomai guardo come vai addentrandoti nella nebbia e comincio a ricordarti

Forse è stata un’ecatombe di speranze
un crollo in qualche modo previsto
ah, però la mia tristezza ha avuto solo un senso
tutte le mie intuizioni si sono affacciate
per vedermi soffrire
e di sicuro m’hanno visto
fin qui avevo fatto e rifatto
i miei tragitti con te
fin qui avevo puntato
a inventare la verità
però tu hai trovato la maniera
una maniera così tenera
e insieme implacabile
di dare per spacciato il mio amore
con un solo auspicio l’hai tolto
dai sobborghi della tua vita possibile
l’hai avvolto in nostalgie
l’hai portato per strade e strade
e lentamente
senza che l’aria notturna lo avvertisse
semplicemente l’hai lasciato lì
da solo con la sua fortuna
che non è molta
credo che tu abbia ragione
la colpa è di uno quando non fa innamorare
e non dei pretesti
né del tempo
è da tanto tantissimo
che non mi confrontavo
come stanotte con lo specchio
ed è stato implacabile come te
ma non è stato tenero
ora sono solo
francamente solo
si fa sempre un po’ di fatica
a iniziare a sentirsi disgraziato
prima di tornare
ai miei lugubri quartieri d’inverno
con gli occhi ben asciutti
casomai
guardo come vai addentrandoti nella nebbia
e comincio a ricordarti.

Mario Benedetti


la fuga dalla fuga

La fuga dal reale,
ancora più lontano la fuga dal fantastico,
più lontano di tutto, la fuga da se stesso,
la fuga dalla fuga, l'esilio
senza acqua e parola, la perdita
volontaria di amore e memoria,
l'eco
che non corrisponde più all'appello, e questo che si fonde,
la mano che diviene enorme e che sparisce
sfigurata, tutti i gesti insomma impossibili,
se non inutili,
l'inutilità del canto, la purezza
del colore, né un braccio che si muova né un'unghia che cresca.
Non la morte tuttavia.
Ma la vita: captata nella sua forma irriducibile,
senza più ornamento o commento melodico,
vita a cui aspiriamo come pace nella stanchezza
(non la morte),
vita minima, essenziale; un inizio; un sonno;
meno che terra, senza calore; senza scienza né ironia;
quello che si possa desiderare di meno crudele: vita
in cui l'aria, non respirata, mi avvolga;
nessuno spreco di tessuti; loro assenza;
confusione tra mattino e sera, senza più dolore,
perché il tempo non si divide più in sezioni; il tempo
eliminato, domato.
Non ciò che è morto né l'eterno o il divino,
soltanto quello che è vivo, piccolo, silenzioso, indifferente
e solitario vivo.
Questo io cerco.

Carlos Drummond de Andrade


... mentre le cose si mettono ad ascoltare ciò di cui non parliamo

Il tuo corpo sta al mio fianco
facile, dolce, silente.
La tua testa nel mio petto si pente
con gli occhi chiusi
e io ti guardo e fumo
e accarezzo i tuoi capelli innamorati.
Questa mortale tenerezza con cui taccio
ti sta abbracciando mentre io tengo
immobili le braccia.
Guardo il mio corpo, la coscia
dove si riposa la tua stanchezza,
il tuo morbido seno occulto e stretto
e il basso e soffice respiro del tuo ventre
senza le mie labbra.
Ti dico a mezza voce
cose che invento in ogni istante
e divento davvero triste e solo
e ti bacio come se fossi il tuo stesso ritratto.
Tu, senza parlare, mi guardi
e ti stringi a me e ti metti a piangere
senza lacrime, senza occhi, senza spavento.
E io torno a fumare, mentre le cose
si mettono ad ascoltare ciò di cui non parliamo.

Jamie Sabines


Toccarti, unirti al giorno del mio corpo

Ecco, tu sgorghi a un tratto,
voce e fiamma,
e sei bianca e flessibile,
e mi guardi,
ferma, io voglio sospingerti e tu,
ferma,
mi guardi, come me,
candidi entrambi,
e si fa rossa la marea, mi bacia
con le tue labbra,
è inverno e io m’inoltro
in un porto con te,
dentro la notte.
E non v’è telo ove giacere, nulla
v’è, neanche il sole,
in nessun luogo
e non v’è stella da strappare ai cieli,
e noi, smarriti,
non sappiamo nulla
di ciò che accade,
perché mai l’immensa
nudità ci divori, perché il vento
gema nel buio come una donna folle
dimenticata,
contro la bufera.
È ora, ora – concedi –
che ti stagli
chiara, che più ti voglio,
che mi assale
la tua profonda voce di sorgente,
ora, permettimi la congiunzione
del mio bacio al tuo bacio,
di toccarti
come il sole, concedi,
e di morire.
Toccarti, unirti al giorno del mio corpo,
strapparti i più alti cieli dell’amore,
in queste vette
dove regnai un giorno,
sollevarti tra raffiche d’aurora,
volare,
diecimila diecimila
anni con te volare,
solo un attimo,
ma eternamente,
prolungare il volo.

Gonzalo Rojas



Buona notte, desiderio

Buona notte, desiderio.
Hai fiori sulla fronte e stai
camminando
lungo la riva del mare, spumeggiante
sotto la membrana verdenera del crepuscolo.
Buona notte, ed entra.
Entra affinché rimanga quell'istante
che sapeva di oblio,
di sogno consumato
o di fuoco inconsunto.
Buona notte, desiderio,
mentre tutti i giardini si commuovono
per la freschezza degli allori bagnati
e tu brilli, lontano, brace nell'oscurità.



*****


Buenas noches, deseo
Traes flores sobre la frente y vienes caminando
por la orilla del mar, salpicada
bajo la verdinegra membrana del crepúsculo.
Buenas noches, y pasa.
Pasa para que quede este instante que tuvo
sabor a olvido,
a sueño consumido
o a fuego inconsumado.
Buenas noches, deseo,
mientras todos los huertos se conmueven
con la frescura de los laureles mojados
y brillas, a lo lejos, como brasa en lo oscuro.



Antonio Colinas


Ascoltami rivivere nei boschi Sotto le fronde di memoria dove Io passo verde

Ascoltami rivivere nei boschi
Sotto le fronde di memoria dove
Io passo verde,
Calcinato sorriso di piante antiche sulla terra,
Stirpe carbonacea del giorno.

Ascoltami rivivere, ti guido
Al giardino di presenza,
Abbandonato a sera e coperto d’ombre,
Abitabile per te nel nuovo amore.

Ieri deserto regnante, ero foglia selvatica
Libera di morire,
Ma il tempo maturava, nero lamento dei dirupi,
La ferita dell’acqua nelle pietre del giorno.

Yves Bonnefoy



Un giorno ti scriverò una poesia, il canto della mia Gioia

Un giorno scriverò una poesia che non rammenti l’aria né la notte;
una poesia che ometta i nomi dei fiori, dove non ci siano né gelsomini né magnolie.
Un giorno scriverò una poesia senza uccelli né fontane, una poesia che eviti il mare
e che non guardi le stelle.
Un giorno ti scriverò una poesia che si limiti a passare le dita sulla tua pelle
e che trasformi in parole il tuo sguardo.
Senza similitudini, senza metafore, un giorno scriverò una poesia che profumi di te,
una poesia con il ritmo dei tuoi battiti, con l’intensità struggente del tuo abbraccio.
Un giorno ti scriverò una poesia, il canto della mia Gioia.

*****

Algún día te escribiré un poema que no mencione el aire ni la noche;
un poema que omita los nombres de las flores, que no tenga jazmines o magnolias.
Algún día te escribiré un poema sin pájaros ni fuentes, un poema que eluda el mar
y que no mire a las estrellas.
Algún día te escribiré un poema que se limite a pasar los dedos por tu piel
y que convierta en palabras tu mirada.
Sin comparaciones, sin metáforas, algún día escribiré un poema que huela a ti,
un poema con el ritmo de tus pulsaciones, con la intensidad estrujada de tu abrazo.
Algún día te escribiré un poema, el canto de mi dicha.

Jaramillo Agudelo


Il tempo si serve delle parole come l’amore

I tuoi capelli d’arancio dentro il vuoto del mondo
dentro il vuoto dei vetri sporchi di silenzio
e d’ombra dome le mie mani nude cercano tutti i tuoi riflessi.
La forma del tuo cuore è chimerica
e il tuo amore assomiglia al mio desiderio perduto
oh sospiro d’ambra, sogni, sguardi.
Ma tu non sei rimasta sempre con me. La mia memoria
è ancora oscurata dall’averti vista venire
e andare. Il tempo si serve delle parole come l’amore.
Paul Eluard


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