La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 15 giugno 2012

Io voglio il tuo sguardo segreto, il tuo sorriso vero

L'inutile alba mi trova a un deserto angolo di strada;
sono sopravvissuto alla notte.
Le notti sono onde superbe; neroazzurre pesanti onde
cariche d'ogni sfumatura di profondi detriti e
oggetti improbabili e desiderabili.
Le notti son solite arrecare misteriosi doni e rifiuti,
di oggetti per metà ceduti per metà trattenuti, di
gioie con un emisfero oscuro. Vi dico che le notti
agiscono in questo modo.
La marea notturna mi ha lasciato gli usati frammenti
e relitti: qualche odiato amico con cui chiacchierare,
musica per i sogni, fumo di cenere amara.
Ciò di cui il mio cuore affamato non sa che farsi.
L'alta ondata ha portato te.
Parole, ogni parola, il tuo riso: tu così indolentemente
e incessantemente bella. Abbiamo parlato e tu hai
dimenticato le parole.
L'alba che tutto distrugge mi trova in una deserta strada della mia città.
Il tuo profilo rivolto altrove, i suoni che compongono
il tuo nome, la musica del tuo riso: sono questi gli
spendidi balocchi che mi hai lasciato.
Li rigiro tra me nell'alba, li smarrisco, li ritrovo:
li enumero ai rari cani spersi e alle
poche stelle sperse nell'alba.
La tua oscura, intensa vita...
Debbo raggiungerti, in qualche modo; metto via quei
grandiosi doni che mi hai lasciato. Io voglio il tuo
sguardo segreto, il tuo sorriso vero - quel sorriso solitario, e ironico
che il tuo freddo specchio conosce.

Jorge Luis Borges


a proposito dell'amore

[a proposito dell'amore] 

Con questa parola si spiega tutto, si perdona tutto, si accetta tutto, perché non si cerca mai di conoscerne il contenuto. È la parola d'ordine che apre i cuori, i sessi, le sacrestie e le comunità umane. Copre di un velo falsamente disinteressato, persino trascendente, la ricerca della dominanza e il cosiddetto istinto di proprietà. È una parola che mente continuamente e questa menzogna viene accettata con le lacrime agli occhi, senza discutere, da tutti gli uomini. Procura una veste onorata all'assassino, alla madre di famiglia, al prete, ai militari, ai carnefici, agli inquisitori, agli uomini politici. Chi osasse spogliarla, denudarla fino in fondo dei pregiudizi che la ricoprono, non sarebbe ritenuto lucido, ma cinico. Dà tranquillità di coscienza, senza grossi sforzi, né grossi rischi, a tutto l'inconscio biologico. Decolpevolizza: infatti, perché i gruppi sociali sopravvivano, cioè mantengano le strutture gerarchiche, le regole della dominanza, occorre che le motivazioni profonde di tutti gli atti umani vengano ignorate. Conoscerle, metterle a nudo, porterebbe alla rivolta dei dominati, alla contestazione delle strutture gerarchiche. La parola amore è lì pronta per motivare la sottomissione, per trasfigurare il principio di piacere, l'appagamento della dominanza. [...] 

È senz'altro oggettivamente esatto definire l'amore come la dipendenza del sistema nervoso nei confronti dell'azione gratificante, realizzata grazie alla presenza di un altro essere nel nostro spazio. Viceversa, l'odio non nasce forse quando l'altro non ci gratifica più, o quando qualcuno si impadronisce dell'oggetto dei nostri desideri, o si insinua nel nostro spazio gratificante e si gratifica con l'essere o l'oggetto della nostra precedente gratificazione? 

Ci chiediamo però se queste osservazioni che hanno la pretesa di essere scientifiche, oggettive, abbiano un qualche valore di fronte alla gioia ineffabile, realtà vissuta, dell'innamorato. Nel descriverla come abbiamo appena fatto, non viene ignorata la parte umana dell'amore, la dimensione immaginaria, creatrice, culturale? Probabilmente sì, per l'amore felice. Ma, qualcun altro l'ha detto, non esiste amore felice. Non c'è uno spazio abbastanza chiuso, che racchiuda per tutta una vita due esseri in loro stessi. Appena questo insieme si apre verso il mondo, esso, richiudendosi su di loro, si insinuerà, come i tentacoli di una piovra, tra le loro relazioni privilegiate. Altri oggetti di gratificazione e altri esseri gratificanti entreranno in rapporto con ciascuno di loro, in un rapporto obiettivo, espresso con l'azione. Allora lo spazio dell'uno non si limiterà più allo spazio dell'altro. Il territorio dell'uno potrà coincidere col territorio dell'altro, ma i due territori non potranno più sovrapporsi. Il solo amore davvero umano è un amore immaginario, che insegue per tutta la vita, che generalmente trova origine nell'essere amato, ma che presto non ne avrà più le proporzioni, né la forma palpabile, né la voce, per diventare una vera creazione, un'immagine senza realtà. Allora non bisogna assolutamente cercare di far coincidere questa immagine con l'essere che l'ha suscitata e che è solo un pover'uomo, o una povera donna, molto in difficoltà col suo inconscio. Dobbiamo gratificarci con quell'amore, con ciò che crediamo sia e non è, con il desiderio e non con la conoscenza. Dobbiamo chiudere gli occhi e fuggire la realtà. Ricreare il mondo degli dèi, della poesia e dell'arte e non adoperare mai la chiave del ripostiglio in cui Barbablù teneva i cadaveri delle mogli.


Henri Laborit - Elogio della fuga


C'è un filo rosso

C'è un filo rosso che unisce chi non si è mai conosciuto,che ci lega a qualcuno che forse incontreremo domani. C'è un filo rosso che guida e incrocia i nostri destini e ci porta ad amare a prima vista lo sconosciuto che è nella nostra vita da sempre! 

Louis Malle - Il Danno


e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito

Sempre questa sensazione di inquietudine
di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che ”non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove...
e continuo a far scoppiare pop corn nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente...
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.

Gioconda Belli



Li lascio cadere lungo il cammino per ritrovare la strada che mi riporta a casa

Solo per un attimo
bussando
al tuo cuore
chiamo a raccolta
tutte le parole
che riesco a trovare
sul ciglio della strada.
Tutte le parole
ciottoli levigati
sotto le nostre lingue.
Li lascio cadere
lungo il cammino
per ritrovare la strada
che mi riporta a casa.

Erika Burkart


l’unica parola senza travestimento - la Parola che mai si proferisce

Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me
la vita che non si scambia con parole.
Me l’hanno dato per serbare dentro di me
le voci che solo in me sono vere.
Me lo hanno dato per serbare dentro di me
l’impossibile parola della verità.
Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,
nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,
per serbare dentro di me,
per ignorare dentro di me,
l’unica parola senza travestimento -
la Parola che mai si proferisce.

Adolfo Casais Monteiro


avremo sempre più terra che esistenza e più canto che terra e più assenza che nostalgia

La cicala non canta per ozio,
non è venuta per distrarsi,
il suo grido forestale non è l'addobbo
di una qualsiasi aria bucolica,
il canto è sempre stato il suo lavoro.
Esso è scritto nella sua errante partitura,
il solito di ieri e di domani,
il canto che ascoltiamo da lei e in sua assenza,
quello che nella sua cenere ancora suona,
lo stesso che i morti continuano a sentire. Non c'è riposo nel suo grido,
né vanità né goccia di menzogna,
il canto è lei stessa,
è legato al suo corpo come un'ala.
Farlo ascoltare, portarlo sulla terra,
per coloro che non ci sono più eppure l'ascoltano,
per chi come noi più tardi mancheremo,
diffonderlo nel mondo: è questo il suo lavoro.
Avremo sempre più canto che cicala,
(il corpo si consuma presto,
scompaiono occhi, ali, ombre,
ma ci rimane intero il cantabile),
avremo sempre più terra che esistenza
e più canto che terra
e più assenza che nostalgia.
so bene che un giorno non tornerò in questi boschi,
nessuno saprà in quale spazio la mia vita si ritira
fino a restare occulta nel mistero,
circondata da incessanti clamori,
e sarà come ieri, come domani o come mai,
senza ore opportune o inopportune, solo con un grido
solitario che cresce nella notte e viene via con me.

Eugenio Montejo


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