La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 28 giugno 2012

La Poesia

Neanche a me piace: vi sono cose più importanti di tutte
queste inezie.
A leggerla, però, con totale disprezzo, vi si scopre,
dopo tutto, uno spazio per l’autentico.
Mani capaci di afferrere, occhi
che sanno dilatarsi, capelli che possono drizzarsi
all’occorrenza, queste cose sono importanti

non già perché si possa sovrapporvi un’interpretazione
altisonante, ma perché
sono utili. Quando diventano così elaborate da divenire
inintellegibili,
di tutti noi si può dire la stessa cosa,
che noi non ammiriamo
quello che non potremo mai comprendere: la nottola
appesa a testa in giù o in cerca di qualche cosa da
mangiare,elefanti al lavoro, un cavallo selvaggio che si rotola, un lupo
instancabile in agguato
sotto un albero, il critico impassibile che arriccia la pelle
come un cavallo che sente una pulce, il tifoso di base-
ball, L’esperto di statistica -
e non è giusto
fare preclusioni contro “documenti d’affari

e libri di scuola”; sono tutti fenomeni importanti. Ma c’è da
fare
una distizione: se vengono gonfiati da mezzi poeti,
il risultato non è poesia;
né mai potremo avere poesia
e i poeti tra noi non diventano
“letteralisti dell’immaginazione” - superiori
all’insolenza e alla volgarità, disposti a sottoporre

a ispezione “giardini immaginari con rospi veri dentro”.
Frattanto, se pretendi da una parte
la materia grezza della poesia
allo stato più grezzo che ci sia,
dall’altra parte ciò che è genuino,
allora ti interessi alla poesia.

Marianne Moore


Nessuna solitudine è piccola

In un angolo del giardino, tra schiuma di sapone,
alcune rose si sono piegate sotto il peso del loro profumo.
Nessuno ha sentito l’odore di queste rose.
Nessuna solitudine è piccola.

Jannis Ritsos


Pian piano si era trasformato in una raccolta di pagine per il suo amor perduto

Quando la pagina di un libro gli ricordava il suo amor perduto, l'una o l'altra delle tre donne della sua vita o tutte e tre insieme, il libraio, non sapendo dove spedire la pagina, non la strappava. La imparava a memoria pensando che un giorno forse avrebbe avuto la possibilità, nel mondo visibile o invisibile, di recitargliela, trasmettergliela, fargliela pervenire in qualche modo. Pian piano si era trasformato in una raccolta di pagine per il suo amor perduto, pagine una più bella dell'altra, la cui bellezza, man mano che le raccoglieva, abbelliva senza che se ne rendesse conto persino lui.

Régis de Sá Moreira


Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno

Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno.

José Saramago - Di questo mondo e degli altri


Avrai soltanto diritto a “ti sta bene”, e non più al “sei bello” tanto atteso e che promette piacere e lenzuola sgualcite

Siamo belli soltanto attraverso lo sguardo dell’altro. Di chi ti ama. Poi un giorno succede che non puoi più dire all’altro che è bello, perché l’amore ha tagliato la corda e non sei più desiderabile. A quel punto puoi infilarti la camicia più bella, tagliarti i capelli, farti crescere i baffi, non cambierà nulla. Avrai soltanto diritto a “ti sta bene”, e non più al “sei bello” tanto atteso e che promette piacere e lenzuola sgualcite.

Jean-CLaude Izzo - Solea


Se c’era al mondo la possibilità di fare un’indigestione di vita e di morirne, quello era il momento

Mille cuori le battevano in petto. Non sapeva dare un nome a ciò che vedeva, alle sensazioni nuove che provava, le parole che conosceva esplodevano una dopo l’altra. Se c’era al mondo la possibilità di fare un’indigestione di vita e di morirne, quello era il momento.

David Grossman


Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle, rivoluzione cocente, esplosione.

Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te, sii di brace
diventa una vena appassionata,
che grida e s’infuria.
Arrabbiati, il tuo spirito non vuole morire
non essere silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.
La cenere degli altri mi è sufficiente, tu, invece, sii di brace.
Diventa fuoco ispiratore delle mie poesie.
Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
il fuoco è il mio patto, non l’inerzia o la tregua con il tempo
non riesco più ad accettare la serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante
non amo la dolcezza
ti amo pulsante e vivo come un bambino
come una tempesta, come il destino
assetato di gloria suprema, nessun profumo
può alterare le tue visioni, nessuna rosa…
La pazienza? È la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l’egida dei versi
si sono addormentati e abbiamo dato calore alla vita
un calore esaltato, passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta
il cui inno esprime ansia
tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola sanguina
e se la tua vena brucia.
Ti amo boato dell’uragano nel vasto orizzonte
bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili
aggrotta le sopracciglia, mi annoi quando ridi
le colline sono fredde o calde,
la primavera non è eterna
il genio, mio caro amico, è cupo
e i ridenti sono escrescenze della vita
amo in te la sete eruttiva del vulcano
l’aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri
ti voglio fiume di fuoco, la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta
non sopporto più i morti.
Nazik al-Mala’ika


tutta la tristezza si scioglierà in un sorriso

Sentiremo il sapore delle isole del mare

So che una certa notte
in qualche camera da letto
presto
passerò
le dita
tra
capelli
soffici e puliti

canzoni che nessuna radio
trasmette

tutta la tristezza si scioglierà
in un sorriso.

Charles Bukowski


Le Solitudini

Piano ottavo, grande studio, mobili elettronici, l’uomo è seduto alla scrivania, la penna in mano per correggere la relazione manoscritta, ma la penna non si muove. Ha 45 anni, baffetti e occhiali, ricco, abituato a comandare. La sedia della segretaria è deserta, se ne sono andati i commissionari i fiduciari dei consorzi i consiglieri delegati i rappresentanti delle Americhe i banchieri i plenipotenziari è venuta la sera. Passato l’orario, nessuno infatti ha più bisogno di lui, tacciono stanchi i cinque teefoni neri, l’uomo li guarda ansioso, indefinibile sete interna, non bastandogli le gradi potenti solide invidiate cose che ha.Bisogno di libertà? di follia? di giovinezza? di amore? Scende la sera è discesa la sera, ad uno ad uno, l’importante l’autorevole il temutissimo vedo che prende i cinque telefoni neri, se li mette sulle ginocchia e li accareza come gatti sornioni ed egoisti. Trillate suonate chiamate rompetemi le scatole fedeli amici di tante battaglie, non parlatemi solo di ordinativi di cifre di tratte almeno una volta parlatemi di altre stupide cose. Nessuno però dei cinque gattoni si muove, duri ermetici muti nessuno risponde ai tocchi delle impervie mani. Di fuori, nel vasto regno,di là delle quattro pareti tutti certo lo conoscono sanno il suo nome, ma ora che la terribile notte verrà nessuno lo cerca e lo chiama, nè donna nè pezzente nè cane, non hanno più bisogno di lui.

Dino Buzzati


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