La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 2 luglio 2012

Ma alla fine cosa rimane?

Ma alla fine cosa rimane? Solo il banale orrore di due persone che si trovano per caso, si piacciono, si amano... magari pensano perfino che l’amore sia qualcosa di eterno… finché una delle due abbandona l’altra… e scompare… così come scompaiono mille e mille estranei che nella vita incontriamo per un attimo e non vedremo mai più.

Dylan Dog - Gente che scompare #59


Tu sei intero, e poi ti apri in due

L’unica ossessione che vogliono tutti: «l’amore». Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.

Philip Roth - L’animale morente.


supplisce zucchero in cammino dentro vene ubriache di parole & pensieri

(amarezza)
supplisce
zucchero in cammino
dentro vene ubriache
di parole & pensieri.

(amarezza)
dolce dolce
del cielo
bagnato.

brillano stelle
nel volto piccolo piccolo
di fantasma
screanzato
nascosto tra le braccia di questa l'una addormentata.

Daìta Martinez


si apre una foglia di gabbiani

elle dilate
les eaux
l’enfance des mains

et { nue }

s'ouvre
une feuille
de mouettes.

: un souffle de pierre, les aîles


*****

dilata
le acque
l'infanzia delle mani

e { nuda }

si apre
una foglia
di gabbiani.

: un soffio di pietra, le ali :
Daìta Martinez


così essere

è l’omelia dei seni a stringere l’amaranto
dei fili gementi al suo nascere l’una
attimo sacro del vestire gonna
dentro sigilli di lacca il tempo di ieri.

il bordo inciso nell’attesa
implode nella lotta
e c’è un cassetto al calare del velluto.

lì!
disloca
seme di grazia
ogni spigolo dell’incerto
e assolvi
nel contrasto
il fuggente sussulto delle acque.
(così essere)

Daìta Martinez


O del mio dolce ardor

O del mio dolce ardor bramato oggetto!
bramato oggetto!
L'aura che tu respiri alfin respiro.
alfin respiro.

Ovunque il guardo io giro
Le tue vaghe sembianze
Amore in me dipinge,
Il mio pensier si finge
Le piu liete speranze,

E nel desio che cosi m'empie il petto
Cerco te, chiamo te, spero e sospiro!

ah ah ah O del mio dolce ardor bramato oggetto!
bramato oggetto!
L'aura che tu respiri alfin respiro
alfin respiro
alfin respiro.


Se tu m'ami, se sospiri

Se tu m'ami, se sospiri
Sol per me, gentil pastor,
Ho dolor de' tuoi martiri,
Ho diletto del tuo amor,
Ma se pensi che soletta
Io ti debba riamar,
Pastorello, sei soggetto
Facilmente a t'ingannar.
Bella rosa porporina
Oggi Silvia sceglierà,
Con la scusa della spina
Doman poi la sprezzerà.
Ma degli uomini il consiglio
Io per me non seguirò.
Non perché mi piace il giglio
Gli altri fiori sprezzerò.


come una bufera voglio cadere su di te imperversare nei tuoi capelli come vento contrario toglierti il respiro e perdere il mio

Come una bufera voglio
volare sul tuo corpo
annegare la mia sete
mentre le tue labbra
stanno su di me

solo che
la mia
sete non può essere
estinta
sono una cava di pietre
con ghiaia e sabbia
asciugo le lacrime
sotto
uno sterile
ciliegio

come una bufera voglio
cadere su di te
imperversare nei tuoi capelli
come vento contrario
toglierti il respiro
e perdere il mio

solo che
il mio respiro è leggero
come fossi calmo
il mio cuore
una fiamma azzurra di carne
in decomposizione.

Norbert C. Kaser


Non potevano stare insieme, non potevano stare lontani

Poi si erano lasciati ma in quel modo che non è un lasciarsi veramente: lui era un po’ matto, lei troppo bella,
ma si volevano da morire. Non potevano stare insieme,
non potevano stare lontani: non ci esci, da quelle storie.

Alessandro Baricco


Le giovani spose

Le giovani spose
sono falene
che perdono l’argento
per una folata di vento.
Gocce d’acqua
che rigano un vetro
al mattino presto.

*****

Al spòusi zòvni
l’è pavaiòti
ch’a l pérd l’arzént
pr’una fulèda ad vént.
Gòzli d’àqua
ch’a l ròiga un vòidar
la matòina prèst.

Annalisa Teodorani


per la prima volta con te, quasi ieri, ho alzato tremando un fuoco sul mare

Ballano i vetri di prima estate
tra corse incerte di libertà mai più intatta
e risa, ora che torno antica,
ora che la sera
è il calare mesto di niente.
Tace la notte d’oggi,
tempo nero
che brucia più in fretta i giorni.
Non torni, battito di speranza vissuto.
Eppure per la prima volta con te, quasi ieri,
ho alzato tremando un fuoco sul mare.

Mariarita Stefanini


Mi è mancato il tuo peso, poggiato sulla terra del mio corpo

Mi è mancato il tuo peso
la somma di chili esatti
la coperta rincalzata sui fianchi
l’ombra d’acqua mossa,
la volta celeste.
Mi è mancato il tuo peso, poggiato
sulla terra del mio corpo,
il coperchio perfetto
per la mia pentola.

Sabrina Foschini


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