La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 7 agosto 2012

sono fuoco e acqua in rapporto leale, e senza condizioni...


Io non sono una donna. Sono una cosa neutra. Sono un bimbo, un paggio e una decisione ardita,
sono un raggio ridente di sole scarlatto...
Io sono una rete per tutti i pesci voraci,
sono un calice a onore di tutte le donne,
sono un passo verso il caso e la rovina,
sono un salto nella libertà e nel sé...
Io sono il sussurro del sangue nell'orecchio dell'uomo,
sono una febbre dell'anima, della carne voglia e rifiuto,
sono una targa d'ingresso a nuovi paradisi.
Io sono una fiamma, che cerca vivace,
sono un'acqua, fonda, ma audace fino al ginocchio,
sono fuoco e acqua in rapporto leale, e senza condizioni...

Edith Södergran


Lenzuola stropicciate


...“Un'arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita”...

... era in piedi accanto alla finestra, nudo... la penombra filtrata dagli scuri gli disegnava il corpo in morbide ombre... guardava lei, stesa nel letto, percorrendo lentamente con lo sguardo ogni parte della sua pelle, la stessa che poco prima era completamente aderente al suo corpo, e mentre l’accarezzava con lo sguardo le sussurrava i versi di Jaques Prévert...

erano amanti loro, lo erano da poco più di un anno e mezzo... vivevano quella storia con leggerezza, evitando con accurata attenzione di dirsi “ti amo”, giocando con quella magia dell’inespresso che ti offre ogni volta una nuova partenza... la loro storia non era “per sempre” era “per adesso”. Ogni volta che si incontravano, si sentivano, si pensavano... era “per adesso”.

Si donavano il meglio di sé lasciando fuori ogni preoccupazione, problema, pensiero negativo...
era il loro un tacito patto, fatto di attimi e di istanti goduti spremuti fino all’essenza con entusiasmo.

Quel pomeriggio si erano incontrati nel piccolo appartamento sfitto di lui, avevano iniziato a togliersi i vestiti di dosso ancor prima di riuscire a chiudersi la porta alle spalle, bevendosi di baci con la voracità di un assetato nel deserto...

avevano fatto all’amore... un dialogo di corpi fatto di contrappunti e fughe... come la Toccata di Bach in C minore... era un crescendo e diminuendo nel dosare il desiderio fino toccare l’apice quando ormai la passione li stava per accecare.

Ora lei era stesa tra le lenzuola di cotone bianco, ne teneva stretto nella mano ancora un lembo e osservava il corpo di lui accanto la finestra, ascoltando la sua voce roca che adorava, declamare per lei i versi di Prévert... in un tempo meravigliosamente sospeso...

Avevano ancora un po’ di tempo prima di andare, lui tornò a stendersi accanto a lei... stavano in silenzio e sentivano il dialogo fluire comunque, condividevano le loro solitudini senza sentirsi in dovere di dire nulla, senza imbarazzo...

“Mi piace quando ci stropicciamo l’anima”... disse lui improvvisamente... e lei dopo qualche secondo di silenzio rispose: “come queste lenzuola”... “mi piace stropicciarti così anche il corpo”... aggiunse poi sorridendo... baciandolo sulla fossetta tra il collo e la spalla...
stettero così ancora per un po, poi il tempo di andare era giunto, si alzarono... una doccia veloce e si vestirono, raccogliendo i loro abiti a ritroso fino alla porta...

Lei diede ancora uno sguardo alle lenzuola stropicciate... pensando che il calore dei loro corpi sarebbe restato lì adagiato tra le pieghe del tessuto ancora per qualche tempo dopo che se ne fossero andati via...

In strada erano due persone che camminavano l’una accanto all’altra... nessuno sapeva, nessuno immaginava... solo loro nella dimensione in cui vivevano potevano vedere i colori e sentire i suoni che il loro stare insieme creava... e tutto questo apparteneva solo a loro...

Lui la salutò accompagnandola all’auto... si sarebbero sentiti poi la sera... poche parole per dirsi molto..
Lei salì in auto, c’era traffico, lo guardava dallo specchietto retrovisore mentre si avviava sul marciapiedi senza voltarsi...
Lei accese il suo iPod e le note della Toccata di Bach in C minore con le sue cromatiche astrazioni invasero l’abitacolo e il suo essere.

Elaine Sangro


Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare


«Ma allora, cos’è che ti conforta?»
«La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto « questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscano poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare».

Irène Némirovsky


seduta di sbieco pronta a scappare


Se si potesse mangiare di spalle
schiena contro schiena
e con le mani! Invece quando è in casa
vuole una cena vera la tovaglia
i piatti i tovaglioli di stoffa.
Ed io che sono goffa
mi sento venir meno le posate
mangio a rate, distratta,
seduta di sbieco pronta a scappare.

Giulia Rusconi


portano nell’aria quello che vorresti


Hai raccolto prove
che nessuno può vedere,
dettagli dentro la stanza
e la mattina sale
con troppa luce:
credi che la dedizione
sia un’arte da strappare
gli occhi a chi la segue.
Volano le api sul margine
della grondaia: puoi sentirle
come ascoltassi il tempo.
Identiche, vicine ti minacciano,
portano nell’aria
quello che vorresti.

Maria Borio




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