La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 30 ottobre 2012

noi bevemmo pioggia pioggia, bevemmo

Dormi dunque
e il mio occhio rimarrà aperto
la pioggia colmò la brocca
noi la vuotammo
la notte germinerà un cuore
il cuore un breve stelo
ma per mietere è troppo tardi
falciatrice.
Vento notturno
così candidi sono i tuoi capelli
candido ciò che mi resta
candido ciò che perdo
ella conta le ore e io conto gli anni
noi bevemmo pioggia
pioggia, bevemmo

Paul Celan

© Paolo Longo


Tu sarai lì dall’altra parte, Ad aspettarmi ignara


Fumetti e film hanno certo ragione.
Il passato ci aspetta in un altrove –
Tavola pronta e minestra fumante sul fornello.

Niente colonna sonora né effetti speciali, per favore.
Questa stanza normale basterà, con la sua buffa lampada
Ed il sofà di cotonella blu.

Quanto c’è voluto per ammettere
Il riserbo impudico del nostro desiderio –
Solo per possedere quello che già avevamo.

Fammi aprire la porta, lasciami entrare.
Tu sarai lì dall’altra parte,
Ad aspettarmi ignara –

Lì nel mattino in cui noi ci incontrammo?


Dana Gioia


Per legami sottili resto ancora legata a memorie passate

Per legami sottili
resto ancora legata 
a memorie passate.
E resto legata 
alla vita 
per quel sangue 

che ancora di Te
scorre vivo...
Questo mi dico!
Perchè il dolore non prenda
le radici del cuore
ed io non gridi più alto
del vento e della bufera.


Lycia Santos do Castilla






la poesia cerca risposte a domande non ancora fatte


Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi...
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
“inesauribili le forze del male nell’uomo”
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
“Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?”
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siamo giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
l’altro poeta chiese: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.


Titos Patrikios


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