La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 12 novembre 2012

uno specchio che infrangesse me

Ha indossato la camicia, ha preso l'ombrello
non ha detto parola
nemmeno io.

Dopo che se n'è andato
sono rimasta innanzi allo specchio
ho estratto la lingua
per vedere se erano rimaste impigliate delle parole.
Purtroppo ho visto solo muscoli e vene.

Ho ritirato la lingua
sono scoppiata a ridere
la risata non è una parola - poi ho infranto lo specchio.

Da quel momento
ho continuato a infrangere specchi
invano
cercandone uno
che non riflettesse
più, uno specchio
che infrangesse me.

A'isha Arna'ut



Scivolando in te, che apri te stessa in un interfluvio, come un arco, la cui corda è troncata dal silenzio


Parlare di poesia significa parlare del nulla;
forse della delimitazione esterna
(nella quale la lingua divora se stessa),
che palesa/stabilisce il desiderio
di penetrare in questo niente, nella legge, nella pupilla,
per incontrare la propria presenza – è possibile.
La morte non si scambia con niente.
La sincerità è l’azione insaziabile
del passaggio, dell’oscillazione verso l’opposto.
Anzi: io-ti-amo-non-ti-amo-io-non
sbiadisce nella periferia della coscienza.

Per una dichiarazione non rimane tempo,
giacché essa è sequestrata dalla simultaneità.
Dove trovare una persona che danza come una candela?
Ascolta come già dal secondo millennio
l’acqua lecca la riva con le alghe.
Il polline secca le tue labbra impollinando le ginocchia,
le gambe aperte e le spalle.

Ricordo il tempi in cui un freddo lilla
notturno una lampada a cherosene verdeggiava con il bordo.
La zona di luce a cherosene, una semisfera smeraldina,
richiamava le farfalline al buio.
L’arco agostano dello zenit come una falce di stelle
indicava loro la via della rivelazione della sostanza che ha reciso le palpebre.
Lo schermo e le lettere sono la storia,
il nadir pulsante dell’archivio, nel quale come la bruciatura
delle farfalline compare la descrizione della notte.
Si infiammano le ciocche del giardino,
si rivelano i campi magnetici delle parole, che coprono il niente.
Che cosa devo dire ancora? Che proferire?
Scivolando in te, che apri te stessa in un interfluvio,
come un arco, la cui corda è troncata dal silenzio.


Arkadij Dragomoščenko


Prigioniera di carceri di spuma


Prigioniera di carceri di spuma,
dure come i confini del tuo corpo,
io non vedo trascorrere la notte,
ravviso solo il giorno
che splende alle tue ascelle trasparenti
e ti denuda.

Vedo, amor mio,
il giaciglio ove posiamo
ripartendo fra noi
i regali,
i cieli...
Ciò che un dì ci respinse
ma che poi ci accettò per quel che siamo:
mille anni di letizia corporale
di materia assolata
e di parole
che giorno dopo giorno si sussurrano partorite
dall’aria,
che bisogna ascoltare, pronunciare
dentro i rami degli alberi
e in ciò che non si scrive, poiché ancor
 non s’inventa il loro nome;
e poiché il piacer loro non fu ancora trovato
e i fiori che vi crescono all’intorno
non son cose del vento
(esse stentano a entrare nell’inverno
 e a ritornare nella primavera).


Eunice Odio


Vieni come sei


Per un tuo sospiro
Amor mio, il tuo poeta
Lascia il tuo cuore
I miei occhi ricevono
Amica mia questa sera
Credo d’averti visto in sogno
Il pensiero di te
Io e la mia donna
Vieni come sei
Lei è vicina al mio cuore

Rabindranath Tagore


dove affonda la meraviglia buia del respiro


Da dove continui a trapelare,
dalle foglie tremanti
di un giugno oscuro,
macchie sempiterne di luce sui colli
durano un istante
e il giorno gira come un aquilone –
un lampo in volto quando l’aria è ferma
e guardi e non capisci
che comincia qualcosa
dove affonda la meraviglia buia
del respiro.


Daniele Piccini


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...