La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 3 dicembre 2012

Ma la luna procede verso il cielo che livido s’imbruna testimone impassibile e solenne sull’affanno del nulla.


Mentre la prima luna s’alza in trono
occhi sui vivi, col pallore e lo scherno
d’una vecchia pastiglia consumata,
il passeraccio solo e imbalonato
dall’egra tamerice guarda al mare
– azul y azul, immenso azul redondo –
guarda al di là di dune e di barene
con un occhio soltanto l’altro in sonno,
trepidante per prendere la mira,
dell’onda definita e trionfante
che nessun colpo potrà mai fermare
sul confine del sogno che viviamo.
Quell’onda che avanzando ci costringe
e senza requie ci fa domandare
perché io, io chi, io quando
ed io per quanto ancora?
Ma la luna procede verso il cielo
che livido s’imbruna
testimone impassibile e solenne
sull’affanno del nulla.

Lucio Mariani


Io non voglio volere. Voglio essere. In Te.


Voglio scivolare in qualche parte di te…
Come fanno i sogni, di Notte.
Voglio rimanere impigliata tra i tuoi capelli
o incastrata nei tuoi pensieri.
Lì dove, né il tempo, né la distanza, né la tua volontà,
potranno smuovermi.
Voglio risuonare in te come una bella canzone.
Che non ti stanchi di ascoltare.
Voglio uno spazio tutto mio tra le pareti di te.
Uno spazio vergine, incontaminato, di emozioni mai provate.
Un giardino di sorprese del cuore.
Voglio essere quella che resta. Che fa parte di te. E in te riposa.
Voglio essere la tua valigia così che, in viaggio o in partenza, tu mi tenga per mano.
Io non voglio volere.
Voglio essere.
In Te.
Io sono quella che resta.
Letizia Cherubino


…sei come la Pioggia…


“Mi hai chiesto di scriverti una lettera… Ed io ti scrivo.
Me l’hai chiesto in un giorno di Pioggia, in uno di quei giorni che sono nostri anche e solo per il fatto che Piove. Tu per me sei Pioggia… ma questo già lo sai.
Me lo hai chiesto dal nulla. Io ero alla finestra e stavo dipingendo. Tu eri a letto… e mi guardavi. Lo fai spesso, mentre dipingo. Mi ripeti sempre che mi trovi ancora più bello quando sono preso dai miei pensieri, dalla mia arte, dal mio mondo di colori. Mi dici che sono ancor più me stesso quando sono Altrove. E che ti piace rubare la mia immagine quando i miei occhi non si perdono nei tuoi.
Avrei voluto rapirti fin dal primo istante. Avrei dovuto farlo mesi fa… e non ci sono ancora riuscito.
In questo ho fallito. O forse, abbiamo fallito tutt’e due.
“Non parlare di me come se fossi passato. Lo fai anche quando parliamo del futuro…” mi dici spesso.
Hai ragione.
Perdonami… Hai ragione. Non lo faccio apposta. Mi viene spontaneo. Parlo di te come se fossi un ricordo. Forse perché di ogni momento vissuto e condiviso ne faccio subito un ricordo prezioso. È come se, nel momento stesso in cui io ti vivo, penso – nello stesso identico istante – che è talmente bello che me lo voglio ricordare, che me lo devo ricordare…
Domani e sempre.
Allora quasi mi concentro… per non perdere nulla di te… Per non perderti.
Io non voglio perderti. Io non voglio che tu sia solo un ricordo.

Ti ho conosciuto che eri l’ultima Pioggia d’estate. Improvvisa e fresca.
Ti ricordi?
Avrei voluto baciarti ma mi è mancato il coraggio. Non per la paura di un rifiuto… No, quello no… Ma perché era già tanto, era già abbastanza avere la tua mano…
Se ti avessi baciato, il mio cuore sarebbe scoppiato. Se ti avessi baciato, ci sarebbero state le tue labbra, il tuo viso vicino al mio, il tuo profumo, la tua pelle da accarezzare, l’umido della tua saliva, il tuo sapore, i tuoi capelli… Sarebbe stato troppo. Troppo tutto insieme. Troppo per non perdersi…
Mi sono perso comunque.
Già..
Sorridi sempre quando, guardandoti, ti dico che mi sono perso.
Mi dici che ancora t’imbarazzo… con le mie parole. Mi dici che le mie parole sono come carezze. Carezze intime. Carezze che danno calore. Che ti portano via.
Non sono un poeta. Lo sono diventato conoscendoti… Lo sono diventato quando mi sono reso conto che tutte le parole del vocabolario non potevano bastare a descriverti.
Sei come la pioggia.
Lo sei quando ti guardo dormire, al mio fianco.
Lo sei quando ti guardo andare via e quando ti aspetto.
Lo sei quando ti togli maschere e trucco e sei semplicemente te stessa.
Lo sei quando ridiamo e parliamo e condividiamo dubbi, paure, domande…
Sei come la pioggia…
E, quando facciamo l’amore, te lo ripeto all’infinito. Forse perché non riesco ad usare altre parole. Forse perché non posso, per ora, usare altre parole. Forse perché le parole che usano tutti gli altri sono troppo scontate per noi.
Sei la mia pioggia.
Sei la Pioggia d’estate. Che rinfresca e rigenera. Sei il temporale d’autunno. Lungo ed intenso. Sei la pioggerellina d’inverno. Che regala la neve. Sei la Primavera in gocce. Che si posa sui ciliegi in fiore. Sei liquida. E mi scivoli addosso. E scorri sopra e dentro di me. Sei un colore che non ho. Sei qualcosa che non saprei dipingere. Sei l’arte che non potrò mai afferrare. Sei il desiderio che non sapevo di desiderare.
Oggi piove.
Ed io ti scrivo.
E mi sento un ragazzino che diventa uomo, mentre ti scrivo.
E mi sento che i miei ventiquattro anni sono solo un ricordo.
Ed io ti scrivo.
…sei come la Pioggia…”

Letizia Cherubino


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