La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 20 dicembre 2012

volteggia alto nel cupo azzurro il nibbio nero


Non chiamata
esco dai cespugli
le cui radici affondano
nell’orto grande.

Afona,
con la voce che hai tu solo udito,
che in te è rimasta
,
ti chiamo
per mostrarti una farfalla,
e noi contempliamo
tempia a tempia
a distanza l’oscuro
messaggero nella luce.

Da un anno all’altro noi andiamo,
andiamo d’ombra in ombra
e sono gli alberi a cui tu fai visita
come fossero, essi, persone,
è la mia voce che domanda:
“Vive ancora Golden Wings, la rosa
sotto l’ambretta,
conti i convolvoli azzurri,
annaffi gli abeti, origli
il respiro delle foglie?”

Senti al di là del muro
il passo che va intorno,
è il sole nel meriggio, volteggia
alto nel cupo azzurro
il nibbio nero.


Erika Burkart


nel deserto bianco dove i suoni svaniscono


Mia città muta, città ambrata e d’oro,
sepolta in forre dove i lupi correvano
in silenzio lungo un freddo meridiano;
se ti dovessi raccontare, città
assopita sotto un cumulo di foglie morte,
se dovessi descrivere la pelle dell’oceano
su cui le navi tracciano lunghe scie di versi luminosi
e gli yacht come pavoni ostentano le loro alte vele,
e il Mediterraneo, assorto in un rapimento salino,
e le città dalle torri aguzze che brillano
nel sole intenso del mattino,
e la forza selvaggia degli aerei che forano le nubi,
l’eterno disprezzo dei burocrati per noi, gente comune,
le viuzze dell’Umbria, cisterna
in cui è fermo il vecchio tempo che sa di vino dolce,
e una certa collina dove cresce
l’albero più quieto;
Parigi grigia, attraversata dal fiume del perdono,
Cracovia di domenica, quando persino le foglie
dei castagni
paiono stirate da un vento invisibile,
i vigneti in cui fanno incursioni l’avido autunno
e le autostrade piene di sgomento;
se dovessi descrivere la solennità della notte
in cui ciò avvenne,
e il fragore del treno che avanzava verso il nulla,
e il barbaglio della lama d’acciaio su una pista
di ghiaccio improvvisata;
scrivo viaggiando – perché volevo vedere,
e non solo sapere – vedere chiaramente
incendi e scorci di quell’unico mondo,
e tu, città immobile, pietrificata,
i miei fratelli nella piatta sabbia;
su voi la terra continua a ruotare
e avanzano le legioni romane,
la volpe artica tende l’orecchio al vento
nel deserto bianco dove i suoni svaniscono.

Adam Zagajewski


E la notte, madre del sapere ha la forma interminabile del pianto


Ci sono due cose soltanto:
il mio volto sfigurato
e la durezza della pietra.
La coscienza s’infiamma solamente
quando l’essere le si oppone:
ed è così che ogni conoscenza
e la matrice di ogni figura
è una ferita,
ed immortale è solo
chi piange.
E la notte, madre del sapere
ha la forma interminabile del pianto.

Leopoldo María Panero


Se potessi ancorarmi Stanotte in te!

O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te, 

Queste notti frenetiche sarebbero
La nostra estasi! 



Futili i venti
A un cuore in porto:
Ha riposto la bussola,
Ha riposto la carta. 

Vogare nell'Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi
Stanotte in te!

Emily Dickinson


I pensieri geniali e subitanei si precipitano nella mischia come tiratori scelti...


Il caffè giunge nello stomaco e tutto mette in movimento: le idee avanzano come battaglioni di un grande esercito sul campo di battaglia; questa ha inizio.

I ricordi arrivano a passo di carica come gli alfieri dello schieramento, la cavalleria leggera dei paragoni si fa avanti impetuosa con splendido galoppo.

Ecco l'artiglieria della logica con carriaggi e cartucce.

I pensieri geniali e subitanei si precipitano nella mischia come tiratori scelti..."

Honoré de Balzac


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