La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 2 gennaio 2013

Una preghiera dentro la paura

All’ora incerta in cui la muta dei fantasmi
fa ressa alle finestre, e in gran subbuglio
per un’esitazione tra ombra e giorno
minaccia bisbigliando la chiarezza,

un uomo prega: gli è distesa accanto
la splendida guerriera inerme e nuda;
poco distante giace il loro erede,
tenendo stretto come stelo il tempo.

“Una preghiera dentro la paura, ardua a esaudire,
specie senza soccorso dall’esterno; una preghiera
detta dentro il crollo delle città,
la fine della guerra, i morti in folla:

perché la dolce aurora, la tenace,
la luce quando giunge sui crinali, se allontana
la lieve luna, così anche la mia favola cancelli,
e veli del suo fuoco anche il mio nome”.
 

Philippe Jaccottet



c'è una tristezza allegra sulle cortine dell'alba

S'è intessuta sul lago
la luce scarlatta dell'alba.
Sulla foresta gemono sonori
i galli cedroni. 


Piange in qualche posto il rigogolo,
seppellendosi nel cavo dell'albero.
Solo io non piango:
ho chiarità nell'anima. 


So che a sera verrai,
attraversando l'anello delle strade,
e sederemo su biche fresche
sotto il vicino pagliaio. 


Ti bacerò fino all'ebbrezza,
fino a gualcirti come un fiore.
Non c'è biasimo
per chi è ebbro di gioia. 


Sotto le carezze tu stessa
getterai il velo di sposa,
ti porterò ubriaca
fino al mattino tra i cespugli. 


E lascia che piangano trillando
i galli cedroni.
c'è una tristezza allegra
sulle cortine dell'alba 


Sergej A. Esenin



dove lo spirito erode senza tregua alla confluenza di un’acqua viva

La bruma dell’inverno avvolge
il mondo visibile non si vede
artiglio né rosso rosato
sulla pelle scorticata dei corpi

solo un rigonfiamento di grigi
lanuginosi ricorda il furore
dei denti e dei nervi nella mischia
e il vecchissimo dolore
dove lo spirito erode senza tregua
alla confluenza di un’acqua viva


Lorand Gaspar



anche noi siamo abitati dal fulmine

Qui è appena grandinato
considera la porzione di cielo
rotta a nord
dal culmine della villa di fronte
anche noi siamo abitati dal fulmine
noi stessi cielo
se l’intercedere di una metafora
fa di noi più cielo
altro l’andare nostro al nostro andare.

Pierluigi Cappello



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