La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 10 gennaio 2013

Ardo, ardo, avvampo

Ardo, ardo, avvampo, mi struggo; accorrete,
vicini, amici, all'infiammato loco,
al ladro, al ladro, al tradimento, al foco;
scale, accette, martelli, acqua prendete;
e voi, torri sacrate, anco tacete?
Su, su, bronzi, ch'io dal gridar son roco;
dite il periglio altrui non lieve o poco,
e degl'incendi miei pietà chiedete.
Son due belli occhi il ladro, e seco amore
l'incendiario che l'inique faci
dentro la rocca m'avventò del core:
ecco i rimedi omai vani e fallaci.
Mi dice ogn'un per sì beato ardore:
Lascia che 'l cor s'incenerisca, e taci.



Claudio Monteverdi - "Ardo, ardo, avvampo" - "Madrigali guerrieri et amorosi, libro VIII"







Piena di te è la curva del silenzio.

Se dei tuoi doni e delle tue distruzioni, Oceano, alle mie mani
potessi io destinare una misura, un frutto, un fermento,
sceglierei il tuo riposo distante, le linee del tuo acciaio,
la tua distesa sorvegliata dal vento e dalla notte,
e l'energia del tuo linguaggio bianco
che sgretola e disfà le sue colonne
nella purezza della sua rovina.


Non è l'ultima onda col suo peso salino
quella che frange le coste e genera
la pace di arenile che contorna il mondo:
è il centrale volume della forza,
la potenza distesa delle acque,
l'immota solitudine affollata di vite.
Tempo, forse, o calice colmo
di ogni movimento, unità pura
non sigillata dalla morte, verde viscere
della totalità bruciante.

Del braccio immerso che solleva una goccia
non resta che un bacio del sale. Dei corpi
dell'uomo sulle tue rive un'umida fragranza
di fiore bagnato permane. La tua energia
sembra scivolare non esausta,
sembra ritornare al suo riposo.

L'onda che sferri,
arco d'identità, piuma stellata,
appena si sprofonda è solo schiuma
ma poi rinasce senza consumarsi.

Ogni tua forza ridiventa origine.
Solo abbandoni spoglie stritolate,
gusci che il tuo gran carico ha scartato,
ciò che l'eccesso del tuo avere esclude,
tutto ciò che ha cessato di esser grappolo.

Oltre le onde è protesa la tua statua.
Vive e ordinata come il petto e il manto
di una sola creatura, i cui respiri,
nella materia della luce issati,
pianure sollevate dalle onde,
sono la nuda pelle del pianeta.
E' tua la sostanza che ti colma.


Piena di te è la curva del silenzio.


Di sale e di miele tuoi ribolle il calice,
l'universale cavità dell'acqua,
e non ti manca quanto possa avere
un cratere spellato o un vaso rozzo:
cime vuote, cicatrici, segnali 
che vegliano sull'aria mutilata.

La tua corolla contro il mondo palpita,
tremano i tuoi sommersi cereali,
le soavi alghe appendono minacce,
navigano pullulanti i pescherecci
e sale al filo delle reti
solo il morto baleno della squama,
millimetro ferito nell'ampiezza
delle tue totalità cristalline.


Pablo Neruda


L’attaccapanni soffre con me

Mi sono affezionata all’attaccapanni
perché riceve con umiltà
la tua giacca, la tua camicia, i tuoi pantaloni.
E’ il mio complice più fedele
perché bada con zelo ai tuoi abiti quando mi ami.
Non dice che li accarezzo mentre dormi
né che alle loro asole abbottono i miei sogni.
L’attaccapanni soffre con me
se stacchi i tuoi indumenti per andartene
a camminare senza grinze per le strade.

Lucía Rivadeneyra



Dicono che un buon bagno cancella tutto


Dicono che un buon bagno
cancella tutto.
Io è da anni che mi bagno
mi strofino
mi arrosso
e non ho potuto strapparmi
le tue mani.
Lucía Rivadeneyra


fu l’origine di un cataclisma d’amore


La ragazzina alzò gli occhi per vedere chi stava passando davanti alla finestra, e quello sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato.

Gabriel Garcia Marquez



ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte


Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rilevato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto in un giardino dove gli altri ballano al ritmo di una musichetta insulsa e decisiva che fa da colla di pesce per una faccia che si appunta a spilli sul diaframma del petto."

Erri De Luca - Tu, mio


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